
Un percorso espositivo che intreccia musica, arti visive, cinema e pensiero, restituendo un ritratto intimo e stratificato di uno degli artisti più influenti della cultura contemporanea italiana. Fino al 26 aprile, lo Spazio Extra del Museo Maxxi ospita «Franco Battiato. Un’altra vita», la mostra-evento dedicata a Franco Battiato a cinque anni dalla sua scomparsa.
Un progetto che, attraverso materiali inediti, documenti rari e un percorso articolato in sette sezioni, racconta la continua reinvenzione dell’artista e la profondità della sua ricerca, andando oltre la musica per abbracciare spiritualità, filosofia e immagine. Al centro, non solo l’opera, ma l’uomo e il suo sguardo sul mondo. Ne parliamo con Grazia Cristina Battiato, nipote dell’artista.
È contenta di questa mostra?
Sì, sono molto soddisfatta ed emozionata. È un percorso intimo che accompagna il pubblico attraverso le diverse fasi della vita artistica e spirituale di mio zio, che nel suo caso sono sempre state profondamente intrecciate. Chi visiterà la mostra potrà coglierne l’evoluzione, fino ad arrivare a zone molto personali: come la ricostruzione della casa, il tavolino con i suoi libri, la finestra da cui si affacciava per meditare al tramonto, osservando il paesaggio che tanto lo ispirava. È un viaggio dentro la sua interiorità, oltre che nella sua opera.
Che ricordo ha di suo zio Franco Battiato?
Era una persona sorprendentemente semplice e alla mano, anche se dall’esterno poteva sembrare distante. Amava scherzare, stare in compagnia. Gli piaceva l’arte della tavola: mangiava pochissimo, come un uccellino, ma adorava avere tanti amici a cena, la sera, e conversare di tutto, passando con naturalezza da argomenti altissimi a quelli più quotidiani. Poi concludeva sempre la giornata con un film: tutti in salotto, a fare zapping, finché non trovava quello giusto.
Cosa direbbe, secondo lei, di questi giorni, dal punto di vista artistico e politico?
(Ride)
Non credo che sarebbe molto felice di vedere la direzione che il mondo sta prendendo in questo momento. C’è una grande confusione, una perdita di valori, e penso che questo lo avrebbe profondamente inquietato.
Povera Patria.
Esatto. Povera Patria riecheggia ancora oggi nelle orecchie di tutti, e non solo a livello nazionale. È un sentimento che ormai riguarda il mondo intero, ed è evidente.
Cosa c’è da auspicarsi?
C'è da auspicarsi che il suo messaggio riesca ad attraversare le nuove generazioni. Che venga accolto, compreso, e possa contribuire a migliorare le bruttezze che vediamo oggi, aiutandoci ad ambire a qualcosa di più alto, di migliore.
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