
Sono passati 155 anni da quando, nel 1871, il Parlamento del neonato Regno d’Italia decise di trasferire la sede del governo da Firenze a Roma, eleggendo l’Urbe nuova capitale della nazione.
Il 3 febbraio 1871 è una data che entra nei libri di storia. Quel giorno la legge n. 33 stabilì il trasferimento della sede del governo e nominò una commissione governativa per organizzare tutto il “trasloco”.
Torino, prima capitale d’Italia, era un austero centro burocratico che si trasformò in una città illuminata dalla luce a gas dal 1838. Poi lo Statuto Albertino, le guerre contro l’Austria e l’opera diplomatica di Cavour contribuirono a farne la capitale morale degli indipendentisti.
Con il nuovo ruolo istituzionale a partire dal 1861, Torino dovette ospitare funzionari pubblici, ministeri e uffici governativi, con la pavimentazione di molte strade e la costruzione di nuovi palazzi. Ma i torinesi sapevano che non sarebbe stata capitale per sempre. Già nella seduta del 27 marzo 1861, la Camera proclamò simbolicamente Roma capitale del nuovo Regno.
La scelta di Roma non fu immediata. Napoleone III sosteneva il papato, quindi il 15 settembre 1864 il primo ministro Marco Minghetti firmò con la Francia la Convenzione di settembre, che prevedeva entro sei mesi il trasferimento della capitale in una sede più centrale.
Scartata Napoli, fu scelta Firenze come nuova capitale. I torinesi non gradirono la decisione e, il 21 settembre 1864, scoppiarono tumulti in piazza Castello. La repressione provocò circa 50 morti e 170 feriti. Persi la corte, i ministeri e la zecca, Torino vide la popolazione calare da 220.000 a 194.000 abitanti.
A Firenze la corte sabauda si insediò a Palazzo Pitti, e la città subì un grande intervento urbanistico, il cosiddetto Risanamento, che portò all’apertura di grandi viali, piazza Beccaria e piazza della Libertà. Gli intellettuali italiani, tra cui Giovanni Verga, Luigi Capuana ed Edmondo De Amicis, affluirono in massa, rendendo Firenze il cuore culturale della nazione prima del definitivo trasferimento a Roma.
Il vero spostamento istituzionale, però, avvenne qualche mese dopo. Il 1° luglio 1871 il trasferimento fu completato e il 2 luglio Vittorio Emanuele II entrò trionfalmente in città per insediarsi al Quirinale, che fino ad allora era stata la residenza estiva dei papi.
Iniziava così l'avventura di Roma come capitale del nuovo Stato italiano.
Roma non fu scelta per caso. Per decenni patrioti, politici e intellettuali avevano desiderato che la capitale d’Italia fosse la città eterna, cuore della storia millenaria italiana e simbolo di un’unità nazionale finalmente compiuta.
Dal Risorgimento alla legge di oggi, è dunque un percorso lungo oltre 155 anni.
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