
Due motivi precisi hanno portato alla rimozione del volto dell’angelo che, secondo molti fedeli e visitatori, ricordava la premier Giorgia Meloni nell’affresco della cappella del Crocifisso della Basilica di San Lorenzo in Lucina.
A spiegarlo è il parroco, monsignor Daniele Micheletti: «Era diventato divisivo. E poi c’era una processione di persone che venivano per vederlo, non per ascoltare la messa o pregare. Non era possibile». Il caso, esploso in poche ore sui social e sui media, aveva trasformato l'opera in un’attrazione, spostando l’attenzione dalla liturgia alla curiosità.
L’intervento su richiesta del Vaticano
A intervenire materialmente sull’opera è stato invece lo stesso autore e restauratore dell’affresco, Bruno Valentinetti, che aveva realizzato il dipinto nel 2000 e lo aveva restaurato nel 2025. È proprio durante il restauro che sarebbe comparso il volto ritenuto da molti somigliante alla presidente del Consiglio.
Valentinetti ha riferito a Repubblica di aver agito su indicazione della Curia: «L’ho coperto perché me lo ha detto il Vaticano. Ieri sera l’ho cancellato. A me non interessa, continuo a dire che non era la premier, ma la Curia ha voluto così e io l’ho cancellato». Secondo il restauratore, quindi, non si sarebbe mai trattato di un ritratto politico, ma la decisione di oscurare il volto è arrivata dall’alto per chiudere il caso.
La presa di posizione della Diocesi
Il malcontento della Diocesi di Roma era già emerso con parole nette del cardinale vicario Baldo Reina, che aveva richiamato al rispetto della funzione dell’arte sacra: «Nel rinnovare l’impegno della Diocesi di Roma per la custodia del patrimonio artistico e spirituale, si ribadisce con fermezza che le immagini d’arte sacra e della tradizione cristiana non possono essere oggetto di utilizzi impropri o strumentalizzazioni, essendo destinate esclusivamente a sostenere la vita liturgica e la preghiera personale e comunitaria».
Una dichiarazione che ha chiarito la linea. Nessuna tolleranza verso interpretazioni o modifiche che possano trasformare un luogo di culto in terreno di polemica o spettacolarizzazione.
Verso il ripristino dell’affresco originale
Allo stesso tempo la Soprintendenza Speciale di Roma ha avviato ricerche d’archivio per recuperare la documentazione originale dell’affresco del 2000 – fotografie o bozzetti progettuali – con l’obiettivo di procedere al ripristino dell’opera nella sua versione originaria.
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