
Per sei anni è stata una presenza sospesa tra indizi e immaginazione: orme nel fango dopo la pioggia, feci lasciate come silenziosi biglietti da visita, tracce sufficienti a suggerire una frequentazione assidua ma mai una prova definitiva. Fino a oggi.
La volpe che da tempo eludeva sguardi e obiettivi è stata finalmente “catturata” da una telecamera notturna mentre attraversava il giardino di Vigna Barberini, complice il buio e ignara dell’occhio elettronico puntato sull’area. A notarla, questa volta, è stato il personale di sorveglianza durante il consueto controllo dei monitor: pochi secondi di immagini, quanto basta per trasformare una lunga attesa in una piccola rivelazione.
Resta il mistero, che ora si sposta dalle prove all’interpretazione. La volpe è residente stabile del Parco del Colosseo o solo un’ospite notturna, una pendolare selvatica che entra senza biglietto e si dilegua prima dell’alba?
In una città come Roma, dove il confine tra natura e archeologia è da sempre poroso, la domanda è tutt’altro che oziosa.
Per fare chiarezza, si prepara un ritorno alla strategia più classica: le foto-trappole. Ornis Italica è già al lavoro per predisporle, con l’obiettivo di raccogliere dati utili e capire se la presenza della volpe sia episodica o strutturale. Un monitoraggio discreto ma costante, nel solco di una convivenza sempre più evidente tra fauna selvatica e spazi storici. E mentre la città riposa, c’è chi veglia e chi, silenziosa e fulva, continua a muoversi tra le rovine.
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