Roma, 5 febbraio 2026
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Attacco hacker alla Sapienza, l'ateneo offline non si ferma: «Sembra solo di essere tornati agli Anni '90»

Professori e studenti hanno compreso velocemente le contromisure e la vita universitaria continua nell'attesa della riapertura dei servizi digitali

di Redazione La CapitaleULTIMO AGGIORNAMENTO 52 minuti fa - TEMPO DI LETTURA 5'

Alla Sapienza di Roma l’attacco informatico sta producendo effetti immediati sulla quotidianità dell’ateneo, nel pieno della sessione invernale. Dalla mattina del 2 febbraio il sito istituzionale risulta irraggiungibile e alcuni servizi online sono bloccati, con ricadute su prenotazioni, verbalizzazioni e comunicazioni tra docenti e studenti.

Nel racconto che circola tra dipartimenti e aule, la conseguenza più visibile è un ritorno forzato a procedure cartacee che - seppur rallentandolo - non stanno bloccando completamente il calendario didattico.

La didattica tra moduli a mano e comunicazioni “a singhiozzo”

Un docente di Storia contemporanea descrive i disagi legati al blocco totale di tutto il sistema informatico Sapienza: «Non si possono verbalizzare gli esami, non si possono svolgere le consuete attività ordinarie».

La risposta operativa, spiega, è stata adattarsi: «Si è tornati un po’ agli Anni ’90, si fa tutto su carta, però la vita dell’università prosegue». Nella sua esperienza, la sessione è andata avanti con modalità d’emergenza: «Oggi ho fatto gli esami come li facevo io quando ero studente, verbalizzando a mano».

Ma il problema, aggiunge, non riguarda solo gli esami: «Le mail funzionano a singhiozzo» e per comunicare cambi d’aula o informazioni logistiche si è tornati a soluzioni analogiche, «con le aule tutte affisse all’entrata».

Non avendo idee certe sul rientro dell'emergenza, l’ateneo ha indicato nel frattempo strumenti sostitutivi: «Ci hanno dato dei moduli cartacei da compilare, come si faceva prima». Per chi lavora e studia dentro l’università, il tema diventa la gestione del periodo di transizione: «È un problema grave, però per un periodo di tempo limitato si può fare anche così».

Studenti tra difficoltà di contatto e soluzioni alternative

Dal lato degli studenti, l’impatto viene descritto soprattutto come difficoltà di comunicazione e organizzazione. Una studentessa riferisce di aver appreso dell’attacco e di non aver avuto “problematiche importanti” sul piano personale perché aveva già sostenuto gli esami prima dell’interruzione dei sistemi, ma evidenzia un nodo comune: «Non ci siamo potuti mettere in contatto con i professori».

Per gli esami in corso, racconta, sono state individuate soluzioni alternative anche per chi non era riuscito a prenotarsi: «Oggi c’erano degli esami e chi non si era prenotato è stata trovata una soluzione alternativa».

Infostud, infopoint e l’ansia dei servizi “unici”

Nel quadro descritto dal testo di riferimento, l’attacco è di tipo ransomware e viene indicato come “Bablock”, con richiesta di riscatto e ultimatum di 72 ore; viene citata anche una presunta firma russa e un gruppo “Femwar02”, ma senza conferme.

Il punto pratico, in questi giorni, resta l’indisponibilità dei canali digitali su cui l’ateneo concentra molte funzioni: l’accesso a Infostud avrebbe iniziato a restituire errori già dalla sera precedente al blackout e la piattaforma viene descritta come il nodo attraverso cui passano prenotazioni esami, carriere, pagamenti e pratiche amministrative.

I servizi universitari messi a disposizione, come il Centro Informazione Assistenza e Orientamento (CIAO), sono per il momento senza particolari compiti, non potendo accedere al sistema. Chi si collega da cellulare, però, ha intanto trovato una scappatoia dato che l'applicazione, seppur senza continuità, sembra funzionare.

Dottorandi e personale: badge, accessi e timori sui dati “degli strutturati”

Una dottoranda in specializzazione descrive un impatto più disomogeneo, legato ai sistemi usati nei diversi contesti: «Noi utilizziamo un altro tipo di piattaforma quindi sostanzialmente questi giorni lavorando ha funzionato».

Le criticità, però, emergono sul piano degli accessi fisici e dei dispositivi: «Noi utilizziamo dei badge per entrare e per uscire e chiaramente quelli possono aver dato dei problemi», con episodi in cui «non ci facevano entrare».

Sul tema dei dati personali, la percezione varia: il docente intervistato dice di non avere preoccupazioni immediate perché «sembrerebbe che quelli siano al sicuro» e fa riferimento a cloud di ricerca gestiti da Microsoft che, per quanto da lui verificato, «sembra che non siano stati toccati».

La dottoranda, invece, distingue tra la propria esposizione e quella del personale: «Personalmente io non ho problemi dato che non ho nessuno dei miei dati sulla piattaforma, però magari mettendo i dati degli strutturati o di chi effettivamente ha un contratto qui probabilmente sì».

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