
Clima surreale all’Olimpico, sponda biancoceleste, dove ad affrontarsi ci sono un Genoa rivitalizzato dalla cura De Rossi e una Lazio, orfana dei suoi migliori giocatori - un vero e proprio sciacallaggio del mercato, con il caso Romagnoli ancora vivo - e del pubblico che diserta l’Olimpico per protesta nei confronti della proprietà.
Nonostante le poco più di 3mila persone, la Lazio riesce nell’impresa in una partita bipolare: se il primo tempo non regala assolutamente emozioni né da una parte né dall’altra, nel secondo tempo si segnano 5 gol di cui 3 su rigore, e di cui uno al 100esimo minuto che è valso la vittoria della squadra di Sarri.
Se il primo tempo ha come unico sussulto di Vitinha che impegna Provedel, la ripresa regala un rigore per fallo di mano su spunto di Isaksen. Dal dischetto l’esperto Pedro non sbaglia e porta il risultato sull’uno a zero. Ennesima doccia fredda per gli uomini di De Rossi, reduci dal miracolo in rimonta contro il Bologna al Ferraris, ma spesso costretti a rincorrere il risultato. Parziale che si amplia dopo che sempre Isaksen svernicia Martin e appoggia sul rimorchio vincente del neoacquisto Kenneth Taylor.
Poco più tardi però arriva la consueta reazione d’orgoglio degli uomini di De Rossi, sempre su calcio di rigore: dal dischetto si presenta forse l’uomo più rivitalizzato dall’arrivo dell’ex capitano giallorosso, Ruslan Malinovskyi, che prima si guadagna il rigore con la sua proverbiale bordata da fuori area che colpisce Gila sulla mano, e poi dal dischetto spara il pallone sotto la traversa con altrettanta potenza, accorciando le distanze.
La serata del genio ucraino non finisce qui e rischia di diventare epica, quando, direttamente da corner, colpisce la traversa che inizialmente salva Provedel ma fornisce un assist perfetto al facile tap-in di Vitinha per il momentaneo 2 a 2.
Il destino nelle mani del capitano di giornata, laziale doc, Danilo Cataldi, che segna al 100esimo minuto un rigore pesantissimo, frutto di un fallo di mano in area di Ostigard su colpo di testa di Ratkov. L’uscita a vuoto del portiere Bijlow, preso proprio perché abilissimo nelle uscite alte, consegna di fatto i 3 punti a Sarri che respira dopo l’apnea dettata dalla surreale situazione di un Olimpico post apocalittico, come ai tempi del Covid.
Un amore mai del tutto scoccato, quello che ha contraddistinto a storia tra i tifosi laziali e Lotito, nonostante la salvezza dalla bancarotta nel lontano 2004. Una guerra fredda in cui mai si è stati così tanto vicini allo scoppi come oggi. Il blocco del mercato estivo aveva costretto a pensare alla stagione di transizione ma il peggio doveva ancora venire: l’esodo di gennaio dei vari senatori Castellanos, Nuno Tavares e Guendouzi, con il caso arabo Romagnoli a tenere ancora banco, non è stato - a detta dei tifosi - accompagnato da un adeguato intervento nel mercato in entrata.
Il patron Lotito invoca alla sua capacità gestionale che in passato ha portato alla creazione dal nulla di beniamini come Milinkovic Savic. Taylor sembrerebbe andare verso un’ottima direzione, ma la Lazio chiede e pretende nomi più altisonanti. Nomi che infiammano la piazza. Questa non è e non sarà mai la politica di Lotito, con buona pace per le speranze dei tifosi.
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