Roma, 27 gennaio 2026
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Dove gli antichi acquedotti incontrano il futuro: ecco come esplorare il Parco di Tor Fiscale inaspettato

L'iniziativa Unexpected Itineraries è promossa e realizzata dall'Assessorato Grandi Eventi, Sport, Turismo e Moda in collaborazione con Zetema

di Rosa Chiara ScaglioneULTIMO AGGIORNAMENTO 2 giorni fa - TEMPO DI LETTURA 3'

Questo percorso è un viaggio nel cuore verde della città, tra arcate millenarie, storie di riscatto e una biodiversità inaspettata.

Le note arcate degli acquedotti romani presenti nell’omonimo parco nel quadrante sud-est della Capitale hanno molto più da raccontare di quanto già non facciano.

Quinta teatrale di un parco dove la storia si fonde con il profumo della macchia mediterranea e il cinguettio degli uccelli, le note arcate sono infatti tra le protagoniste dell’itinerario “Parco di Tor Fiscale e Parco degli Acquedotti”, uno dei sette percorsi di Unexpected Itineraries of Rome, un’iniziativa promossa e realizzata dall'Assessorato Grandi Eventi, Sport, Turismo e Moda in collaborazione con Zetema e finanziata dal Ministero del Turismo.

Un percorso ad anello di circa 4 km, da fare a piedi o in bici, che si trasforma in un viaggio a ritroso nel tempo, dall’ingegneria romana al riscatto sociale del dopoguerra, immersi in quella che è l’area protetta urbana più vasta d’Europa.

Qui, dove natura e storia si fondono in un armonioso mix, si può conoscere una storia che va al di là di quanto più conosciuto, grazie ai podcast presenti nell’app scaricabile dedicata ai sette itinerari. L’app si scarica gratuitamente dal sito unexpecteditineraries.turismoroma.it, e accompagna il visitatore con mappe interattive, audio, video e contenuti geolocalizzati.

Le macchine del tempo: Claudio, Felice e la Torre

Il percorso ha inizio al Casale Museo di Tor Fiscale, punto informativo e porta d’accesso a questo mondo sospeso. Subito ci si trova al cospetto di giganti della storia: l’Acquedotto Claudio, voluto da Caligola e completato da Claudio nel 52 d.C., e l’Acquedotto Felice, rinascimentale, fatto costruire da Papa Sisto V.

Poco più avanti, svetta la Torre del Fiscale, costruita nel Medioevo sfruttando un’arcata romana come basamento. Questi colossi di pietra non sono solo monumenti, ma le “macchine del tempo” di un parco che racconta secoli di storia idraulica, militare e agricola. Un racconto che prosegue al Fontanile di Benedetto XIV, gioiello settecentesco incastonato nella muratura antica, e al Casale di Roma Vecchia, avamposto difensivo divenuto poi fattoria.

La Scuola 725: quando l’acquedotto diventò casa e speranza

Tra queste pietre millenarie, nel dopoguerra, si scrisse anche una pagina di storia sociale contemporanea. Negli anni ’60, lungo le arcate dell’Acquedotto Felice sorsero baracche abitate da famiglie di immigrati.

Qui Don Roberto Sardelli scelse di vivere, fondando nella baracca numero 725 una scuola speciale: la Scuola 725. Non una semplice scuola di recupero, ma un laboratorio di riscatto e coscienza civile, dove si studiava, si discuteva di politica e si scriveva un giornalino.

La lettera collettiva al sindaco e il libro “Non tacere”, scritto dagli alunni, divennero simboli di una lotta per i diritti che portò, nel 1973, all’assegnazione di case popolari e alla nascita del parco che oggi vediamo. Una storia che trasforma queste arcate da semplice monumento a simbolo di resilienza.

Un giardino sensoriale sotto le arcate

Il parco non è solo un museo a cielo aperto, ma un vibrante ecosistema. Il Giardino della Biodiversità, curato da volontari, è un percorso sensoriale con piante aromatiche come lavanda e rosmarino, pensato per attirare farfalle e insetti.

Passeggiando, si incontrano cipressi, pini domestici, lecci secolari e corbezzoli, in un boschetto che offre ombra e profumi. Presso il laghetto alimentato dall’antico Fosso dell’Acqua Mariana, platani orientali e salici completano un quadro botanico ricchissimo. È il trionfo della natura che riconquista la storia, invitando a una passeggiata lenta, in cui i sensi sono coinvolti tanto quanto la mente.

Uno sguardo sul quartiere: i murales del Quadraro

Usciti dal parco, l’esperienza può estendersi al vicino Quadraro, quartiere che ha fatto della street art la sua bandiera. I suoi murales non sono solo decorazione, ma un museo a cielo aperto che racconta identità, memoria e denuncia sociale, creando un ponte ideale tra la storia antica dei luoghi e la loro vitalità contemporanea.

Un ultimo suggerimento per chi vuole scoprire come Roma sappia sempre sorprendere, mescolando strati di tempo in un unico, indimenticabile respiro.

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