
Installazione all'interno del Museo (Fonte: Regione Lazio)
Entrare nel Museo Laboratorio della Mente significa attraversare una delle pagine più complesse della storia sociale di Roma. Il percorso si trova nel Padiglione 6 del Santa Maria della Pietà, il complesso che per quasi un secolo ha ospitato il manicomio della Capitale.
Qui la memoria non viene trattata come semplice archivio del passato, ma come esperienza da attraversare. Il Museo racconta la storia dell’istituzione manicomiale, le logiche dell’esclusione e il modo in cui la società ha guardato, separato e spesso rimosso il disagio psichico.
La recente riapertura del Padiglione 6, permette ora di tornare dentro un percorso rinnovato, pensato per unire testimonianza storica, linguaggi immersivi e riflessione sull’inclusione.

Fonte: Ufficio Stampa Regione Lazio
Il cuore del Museo è il passaggio dalla memoria della segregazione alla costruzione di una nuova consapevolezza. Le sale non si limitano a documentare ciò che il Santa Maria della Pietà è stato, ma provano a interrogare il visitatore sul rapporto tra normalità, diversità, cura e diritti.
Il percorso mette al centro la dignità delle persone che hanno vissuto l’esperienza dell’istituzione manicomiale. È una narrazione che non cancella la durezza di quella storia, ma la usa come strumento per contrastare lo stigma e l’esclusione sociale.
In questo senso il Museo non è soltanto uno spazio culturale. È anche un laboratorio civile, costruito per trasformare la memoria dell’ex manicomio in una domanda sul presente: come si guarda oggi alla salute mentale, alla fragilità, alla diversità?

Fonte: Ufficio Stampa Regione Lazio
Il Museo Laboratorio della Mente nasce come uno dei principali esempi di museo di narrazione. Il suo allestimento, sviluppato nel tempo anche attraverso il lavoro con Studio Azzurro, utilizza linguaggi multimediali e immersivi per rendere il visitatore parte attiva del percorso.
La frontiera tra reale e virtuale diventa uno strumento narrativo. Immagini, suoni, installazioni e dispositivi tecnologici non servono solo a “mostrare” la storia, ma a farla percepire.
Con il nuovo allestimento “Portatori sani di diversità”, il percorso si arricchisce anche di un ologramma, realizzato grazie alla collaborazione con la ASL di Rieti. La tecnologia viene inserita nella narrazione come mezzo per dare voce alla memoria dei luoghi di cura e alla dignità delle persone.
Il valore simbolico del Museo sta anche nel luogo che lo ospita. Il Santa Maria della Pietà è stato a lungo un perimetro separato dalla città, legato alla storia della segregazione psichiatrica. Oggi il senso del percorso è opposto: aprire, rendere accessibile, trasformare.

Fonte: Ufficio Stampa Regione Lazio
Il Padiglione 6 diventa così uno spazio in cui la storia dell’ex manicomio viene restituita alla cittadinanza non come memoria chiusa, ma come patrimonio collettivo.
La visita al Museo permette di leggere il Santa Maria della Pietà non solo come complesso monumentale, ma come luogo in cui si incrociano salute mentale, diritti, cultura e trasformazione urbana.
Il percorso del Museo mostra come la memoria dell’istituzione manicomiale possa diventare parte di una nuova idea di cura. Non una cura separata dalla città, ma inserita in una rete di relazioni, linguaggi e spazi pubblici.
È questo il passaggio più rilevante: il racconto dell’ex manicomio non serve solo a ricordare ciò che è stato, ma a misurare la distanza tra una stagione fondata sull’esclusione e un presente che prova a costruire inclusione.
Dentro il Museo della Mente, la storia del Santa Maria della Pietà diventa così un percorso immersivo sulla dignità, sulla diversità e sul modo in cui una comunità sceglie di guardare la fragilità.
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