
Una torre che crolla nella Striscia di Gaza tra tende improvvisate. Un padre arrestato davanti alle figlie in lacrime negli Stati Uniti. Il fuoco che avvolge il Singha Durbar, storico complesso governativo di Kathmandu, durante la rivolta della Gen Z in Nepal. E ancora, le devastazioni degli incendi a Los Angeles e le cavallerizze marocchine che sfidano una tradizione secolare maschile.
Sono alcune delle immagini esposte a Palazzo Esposizioni di Roma, in via Nazionale, per la mostra World Press Photo 2026.
Aperta dal 7 maggio al 29 giugno e promossa dall’Assessorato alla Cultura di Roma Capitale e dall’Azienda speciale Palaexpo, in collaborazione con 10b Photography, qusta mostra - 69esima edizione del concorso internazionale di fotogiornalismo - raccoglie 42 progetti selezionati tra oltre 57 mila fotografie inviate da 3.747 fotografi provenienti da 141 Paesi. Dal 1955 il premio documenta guerre, crisi umanitarie, trasformazioni sociali e ambientali attraverso lo sguardo dei fotografi. Le fotografie premiate attraversano alcuni dei temi centrali del presente: guerre, migrazioni, crisi climatica, disuguaglianze sociali e movimenti di protesta. Accanto ai conflitti emergono però anche storie di resistenza individuale e collettiva.
Tra i reportage esposti c’è «Los Angeles in fiamme» del fotografo statunitense Ethan Swope per Associated Press, dedicato agli incendi che nel gennaio 2025 hanno devastato la California distruggendo oltre 18 mila edifici e costringendo circa 200 mila persone a lasciare le proprie case.
Nelle sale trovano spazio anche le immagini da Gaza, con il progetto «Testimonianze da Gaza», che documenta sfollamenti, fame e distruzione nella Striscia durante il conflitto del 2025.
La World Press Photo dell’anno 2026 è stata assegnata alla fotografa statunitense Carol Guzy per lo scatto «Separati dall’Ice», realizzato per il quotidiano Miami Herald.
La fotografia mostra Luis, migrante ecuadoriano, fermato dagli agenti dell’Immigration and Customs Enforcement dopo un’udienza nel tribunale per l’immigrazione di New York. Le figlie si aggrappano al padre mentre viene arrestato.
Joumana El Zein Khoury, direttrice esecutiva della World Press Photo Foundation, ha commentato:
«Questa immagine mostra il dolore inconsolabile di bambini che perdono il padre in un luogo costruito per la giustizia».
«È un potente esempio di quanto sia importante il fotogiornalismo indipendente».
Tra i lavori esposti anche «La rivolta della Gen Z in Nepal» di Narendra Shrestha per Epa Images, dedicato alle proteste esplose dopo il blocco governativo dei social media nel Paese asiatico.
Spazio poi all’unica fotografa italiana premiata quest’anno: Chantal Pinzi, vincitrice nella categoria Stories per la regione Africa con il progetto «Farīsāt: le figlie della polvere da sparo».
Il reportage racconta le donne marocchine che partecipano alla Tbourida, antica tradizione equestre riconosciuta dall’Unesco e storicamente riservata agli uomini. Oggi sette compagnie interamente femminili prendono parte alle esibizioni, sostenendo personalmente i costi di cavalli, costumi e polvere da sparo.
Un racconto che attraversa identità, diritti e trasformazioni culturali, in linea con il cuore della mostra: usare la fotografia per leggere il presente.
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