
Oltre 10mila giovani del Lazio volati all’estero in tre anni, un patrimonio di edilizia residenziale pubblica che a Roma si ferma al 3,3 per cento dello stock abitativo e affitti che pesano sempre di più sui bilanci familiari. Sono numeri che raccontano già molto della Capitale e della regione e che trovano conferma nelle pagine del Rapporto 2025 della Svimez.
L’Italia cresce poco ma cresce, dice il rapporto. Il Sud, grazie alla spinta del Pnrr, tra il 2021 e il 2024 ha persino fatto meglio del Centro-Nord in termini di Pil. Eppure, mentre aumentano i posti di lavoro, continuano a partire i giovani. Il dato più rilevante racconta che dal Mezzogiorno in 175 mila hanno fatto le valigie nell’ultimo triennio.
Una parte di loro approda proprio nel Lazio, che resta calamita per studenti, funzionari e professionisti. Ma il dato che colpisce è un altro. Anche dal Lazio si parte, e parecchio. Più di diecimila under 35 hanno scelto l’estero tra il 2022 e il 2024.

È la mobilità a catena del capitale umano. E nel mezzo resta una domanda sospesa sul perchè non si riesca a trattenere chi studia o chi lavora.
Il lavoro, infatti, non manca. A livello nazionale l’occupazione è cresciuta molto negli ultimi anni, soprattutto tra i giovani. Ma la qualità non sempre tiene il passo. I salari reali sono scesi, erosi dall’inflazione, e il fenomeno dei lavoratori poveri non è più una questione periferica. Anche nei territori più dinamici, il rischio è quello di avere un contratto ma non abbastanza stabilità per costruire un progetto di vita. Roma, con il suo enorme settore dei servizi e del turismo, conosce bene questa fragilità fatta di stagionalità, part-time involontari e stipendi compressi.
Poi c’è la casa, tema che nella Capitale torna ciclicamente al centro del dibattito. Il rapporto ricorda che in Italia oltre 650 mila famiglie aspettano un alloggio popolare. A Roma l’edilizia residenziale pubblica rappresenta il 3,3 per cento del totale delle abitazioni, una quota non trascurabile ma insufficiente a calmierare un mercato privato sempre più teso.
E tra chi vive in affitto la povertà è molto più diffusa rispetto ai proprietari. In una città dove gli affitti brevi e la pressione turistica hanno cambiato interi quartieri, il diritto all’abitare non è più solo una questione sociale, ma economica.
Intanto il Pnrr continua a fare da motore. I comuni hanno accelerato gli investimenti e ridotto i tempi di progettazione delle opere. La macchina amministrativa, spesso accusata di lentezza, ha mostrato di saper correre quando le regole si semplificano e le risorse sono certe. Anche per Roma, impegnata su più fronti tra infrastrutture e servizi, la sfida ora è trasformare questa spinta straordinaria in normalità amministrativa.
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