Roma, 20 maggio 2026
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Filantropia, in Italia vale quasi 25 miliardi l’anno tra donazioni e volontariato

Il dato emerge dalla ricerca EY presentata durante l’incontro per il progetto “Visioni e Connessioni”. Rocco: «Può assumere un ruolo strategico nel sistema economico e sociale del Paese»

di Redazione La Capitale - TEMPO DI LETTURA 4'
Filantropia, in Italia vale quasi 25 miliardi l’anno tra donazioni e volontariato

La filantropia in Italia vale quasi 25 miliardi di euro l’anno. Il dato emerge dalla ricerca “La fotografia dei numeri: i dati della filantropia”, illustrata da Mario Rocco, partner EY, Valuation, Modelling and Economics Leader, nel corso dell’incontro di presentazione del nuovo progetto di EY Foundation “Visioni e Connessioni”.

Secondo la stima presentata, il valore della filantropia è pari a circa 12,7 miliardi di euro. A questa cifra si aggiunge il contributo economico del volontariato, stimato in circa 12 miliardi. Il valore complessivo arriva così vicino ai 25 miliardi annui.

Nel quadro relativo al Terzo settore, il peso delle fondazioni di impresa oscilla, a seconda dei diversi scenari di calcolo, tra il 10 e il 15% dei 12,7 miliardi indicati come valore complessivo della filantropia su base annua.

Rocco: «Ruolo strategico nel sistema economico e sociale»

Secondo Rocco, la filantropia può rappresentare una leva economica sempre più rilevante.

«Nello scenario attuale, in cui il welfare pubblico è sempre più sotto pressione, la filantropia può assumere un ruolo strategico all’interno del sistema economico e sociale del Paese», ha osservato il partner EY.

Rocco ha poi sottolineato il tema del trasferimento di ricchezza previsto nei prossimi anni, definendolo un’opportunità per rafforzare il Terzo settore, a condizione di renderlo «più solido, trasparente e misurabile».

Per il partner EY, «un sistema in cui le risorse siano tracciabili nella loro destinazione, oltre che nella raccolta, è in grado di dialogare con le istituzioni, contribuire alla definizione delle policy e svolgere un ruolo strutturale a supporto dei più fragili».

Il nodo dei dati sul Terzo settore

La ricerca, curata da Rocco con Carlo Chiattelli, parte dalla difficoltà di misurare con precisione il perimetro del Terzo settore.

«Dimensionare il terzo settore è difficile perché i numeri sono molto frammentati, spesso perché le fonti prendono a riferimento perimetri diversi e quindi fare una foto è complicato», ha spiegato Rocco.

Per i calcoli, ha aggiunto, sono stati presi come base i dati Istat e il Runts, il Registro unico nazionale del Terzo settore.

Tremonti e la crisi del Welfare State

Nel corso dell’incontro è intervenuto anche Giulio Tremonti, presidente di Aspen Institute Italia e considerato il “padre” dell’8 per mille.

Tremonti ha richiamato la crisi del Welfare State, legandola all’andamento demografico e all’allargamento del divario «tra culle e tombe». Secondo l’ex ministro dell’Economia, il rischio è che, nell’arco di un decennio, la spesa sanitaria e assistenziale diventi sempre più difficile da sostenere.

In questo quadro, Tremonti ha sostenuto la necessità di dare regole certe al Terzo settore. Ha inoltre ricordato la proposta di legge presentata nel 2025, volta a eliminare le tasse sulle donazioni presenti e future a favore del Terzo settore.

Tra i temi citati anche quello delle eredità di chi non ha eredi, un fenomeno che riguarda quote rilevanti di patrimonio immobiliare che, in teoria, dovrebbero andare al demanio.

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