
Il Campus Bio-Medico ha inaugurato a Roma l’Agri Research and Teaching Center, un nuovo hub agro-biotech pensato per mettere in relazione università, imprese e istituzioni sui temi dell’innovazione agricola, della sostenibilità e della salute.
Il polo, presentato oggi, venerdì 8 maggio, nasce come infrastruttura multifunzionale nell’ambito del Social Green Masterplan e si inserisce nel paradigma One Health, con l’obiettivo di coniugare ricerca, didattica, applicazione tecnologica e impatto concreto sui sistemi produttivi.
L’Agri Research and Teaching Center è parte del Parco della Tecnologia Applicata del Social Green Masterplan ed è concepito come un ecosistema in cui si integrano ricerca, assistenza, formazione e sostenibilità ambientale.
Il nuovo centro guarda alle sfide globali legate alla sicurezza alimentare, all’energia, alla gestione efficiente delle risorse naturali, all’innovazione tecnologica e alla tutela della salute umana.
In uno scenario segnato da scarsità idrica, degrado del suolo e impatti crescenti dei cambiamenti climatici, il Campus Bio-Medico punta su soluzioni tecnologiche avanzate per aumentare la produttività e ridurre il consumo di risorse.
L’infrastruttura si allinea al settore della bio-innovazione, con attenzione all’approvvigionamento sostenibile e alla valorizzazione delle risorse biologiche, anche attraverso applicazioni di ingegneria e intelligenza artificiale.
Al centro del progetto c’è una serra multifunzionale con laboratorio sperimentale, progettata come hub aperto e polo energetico secondo i principi della sicurezza strategica.
Lo spazio è pensato per favorire l’incontro tra università, centri di ricerca e imprese, in un ambiente multidisciplinare in cui agricoltura, biotecnologia e ingegneria convivono all’interno di percorsi di ricerca applicata.
Il centro potrà ospitare biotecnologi, agronomi, medici, farmacologi, informatici, studenti, ricercatori e start-up, con attività orientate allo sviluppo di tesi, progetti sperimentali, programmi aziendali, hackathon, iniziative di cooperazione internazionale e programmi di ricerca.
Nel quadro del Social Green Masterplan, l’Agri Research and Teaching Center punta anche a promuovere la cultura ESG attraverso azioni concrete, in linea con l’ecologia umana integrale e con il paradigma One Health.
Il modello operativo del nuovo centro si fonda su tecniche di coltivazione avanzate, tra cui l’agricoltura fuori suolo.
La struttura sarà anche un laboratorio per lo studio di biomolecole e composti nutraceutici, integrando tecnologie digitali come intelligenza artificiale e digital twin per la modellazione dei processi.
La vocazione del progetto è orientata alla replicabilità e alla scalabilità internazionale, con l’obiettivo di costruire un modello esportabile e adattabile a diversi contesti geografici e socio-economici.
Per Giorgio Salvitti, consigliere del ministro dell’Agricoltura, della Sovranità alimentare e delle Foreste Francesco Lollobrigida, «investire nella ricerca è essenziale per aumentare non solo la capacità produttiva, ma soprattutto la qualità dei prodotti». Salvitti ha sottolineato come «le aziende agricole che hanno già investito nell’innovazione stanno registrando un raddoppio della capacità produttiva per ettaro», evidenziando anche il ruolo di ricambio generazionale, tecniche di evoluzione assistita e intelligenza artificiale.
Giancarlo Righini, assessore al Bilancio, alla Programmazione economica, all’Agricoltura e alla Sovranità alimentare della Regione Lazio, ha definito l’Agri Research and Teaching Center «un’iniziativa strategica che valorizza il potenziale della Regione Lazio nei settori dell’innovazione agro-biotech, della sostenibilità e della ricerca applicata». Per Righini, il progetto «interpreta concretamente la visione One Health, integrando sviluppo scientifico e tutela ambientale in una prospettiva di crescita sostenibile e internazionale».
Secondo Titti Di Salvo, presidente del Municipio Roma IX Eur, l’inaugurazione rappresenta «un risultato importante per il territorio del Municipio IX e per tutta la città di Roma». Di Salvo ha richiamato il valore di «un progetto con visione sociale» fondato su innovazione, sicurezza alimentare, formazione e salute.
Carlo Tosti, presidente dell’Università Campus Bio-Medico e della Fondazione Policlinico UCBM, ha parlato di «una giornata importante perché dà concretezza ai tanti impegni e annunci sul tema della sostenibilità e del progetto One Health». Tosti ha indicato nei sistemi acquaponici e idroponici alcune delle applicazioni concrete presentate dal Campus Bio-Medico, sottolineando anche il valore didattico e formativo dell’iniziativa.
Domenico Mastrolitto, direttore generale del Campus Bio-Medico SpA, ha definito il centro «un incubatore di innovazione e sostenibilità» e «un’infrastruttura tecnologica avanzata» nata come spazio di sperimentazione interdisciplinare. L’impatto atteso, ha spiegato, riguarda i piani produttivo, scientifico e sociale, con interventi sulle filiere locali sostenibili, sulla formazione, sull’occupazione qualificata e sulle nuove opportunità di innovazione.
Maria Siclari, direttore generale ISPRA, ha sottolineato che il Center punta a rendere il paradigma One Health «metodo di lavoro quotidiano», facendo incontrare ricerca, didattica e produzione anche attraverso i principi dell’economia circolare, dal recupero degli scarti agricoli al riutilizzo delle risorse, fino alla lotta contro lo spreco alimentare.
Per Livio Proietti, presidente Ismea, il progetto rappresenta «un modello innovativo capace di coniugare sostenibilità ambientale, sociale ed economica». Proietti ha richiamato il tema della sostenibilità economica degli impianti e il contributo di soluzioni come i pannelli solari bifacciali, sottolineando che queste tecnologie possono garantire prodotti freschi tutto l’anno, recuperare spazi inutilizzati e ridurre il consumo di suolo.
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