
Roma è la quarta città più cara d’Italia in termini di aumento del costo della vita. È quanto emerge dalla classifica diffusa dall’Unione Nazionale Consumatori sulla base dei dati territoriali dell’inflazione di marzo pubblicati dall’Istat.
Secondo l’associazione, nella Capitale l’inflazione tendenziale si è attestata al 2,3 per cento, con una spesa aggiuntiva annua di 645 euro per una famiglia media.
Davanti a Roma si collocano solo Como, prima con un aggravio di 816 euro, Belluno con 678 euro e Grosseto con 649 euro. Subito dietro la Capitale ci sono Bolzano con 630 euro e Pistoia con 622 euro.
Il dato di Roma si colloca ben al di sopra della media nazionale indicata dall’Unione Nazionale Consumatori, che per l’Italia stima una spesa aggiuntiva annua pari a 427 euro con un’inflazione dell’1,7 per cento.
Nel quadro nazionale, la Capitale si segnala quindi non solo per il livello dell’inflazione, ma soprattutto per l’impatto economico stimato sulle famiglie residenti.
Nella top ten delle città più care, dopo Roma, figurano anche Rimini con 606 euro, Cosenza con 603 euro, Macerata con 576 euro e Reggio Calabria con 564 euro.
L’Unione Nazionale Consumatori segnala inoltre che la città con l’inflazione più alta in assoluto è Cosenza con il 3,1 per cento, mentre Roma, pur non essendo in testa per variazione percentuale, si colloca ai vertici della graduatoria per peso complessivo sul bilancio familiare.
All’estremo opposto della classifica c’è Campobasso, indicata come la città più risparmiosa, con un’inflazione dello 0,6 per cento e un aggravio annuo di 142 euro. Seguono Aosta con 166 euro e Trapani con 185 euro.
Il confronto evidenzia una distanza ampia con Roma: tra la Capitale e Campobasso la differenza nella spesa aggiuntiva annua stimata è di oltre 500 euro a famiglia.
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