
Un presidio pubblico in piazza Barberini contro l’aggressione militare statunitense al Venezuela. Questa l’iniziativa, convocata alle 17.30 di oggi pomeriggio che nasce da un appello della società civile che chiede la difesa del diritto internazionale, per esprimere solidarietà al popolo venezuelano e sollecita un intervento delle istituzioni multilaterali.
La mobilitazione arriva dopo l’azione militare decisa dall’amministrazione Trump contro la Repubblica del Venezuela, un attacco che, secondo gli organizzatori, rappresenta «una palese e inaudita violazione del diritto internazionale e della sovranità dei popoli». Nell’azione sarebbe avvenuto anche il rapimento del presidente Nicolás Maduro e dei suoi familiari, elemento che segna — denunciano — una gravissima escalation bellica con ripercussioni sugli equilibri globali.
In piazza si sono dati appuntamento cittadine e cittadini, associazioni e reti impegnate sui temi della pace e dei diritti. Tra le prime adesioni figurano Anpi Comitato provinciale di Roma, Cgil Roma e Lazio, Rete Italiana Pace e Disarmo, Sbilanciamoci, Stop Rearm Europe Italia e altre realtà associative. L’obiettivo dichiarato è «alzare la voce» contro quella che viene definita l’ennesima prova della guerra come metodo di gestione dei conflitti.
Nel documento diffuso dai promotori si ribadisce che «non esistono mai giustificazioni per legittimare il ricorso alla guerra come strumento di risoluzione delle controversie tra Stati», richiamando i principi fondativi dell’ordine internazionale nato nel secondo dopoguerra.
Secondo l’appello, a prevalere ancora una volta è «la logica del dominio e della predazione delle risorse energetiche», con il diritto globale ridotto a carta straccia e l’uso della forza militare normalizzato come strumento politico. Una dinamica che, sottolineano i promotori, alimenta instabilità e insicurezza su scala globale.
Da qui la richiesta di una reazione netta. Gli organizzatori chiedono all’Onu di intervenire e sollecitano una presa di posizione chiara da parte del governo italiano e dell’Unione europea, insieme all’impegno per un cessate il fuoco e all’invio di soccorsi alla popolazione civile coinvolta. «Dobbiamo condannare e reagire con forza, per fermare l’aggressione e affermare la cultura della pace», si legge nell’appello.
Il messaggio che sale dalla piazza è diretto: «Tutto serve al mondo, tranne che un’altra guerra». Un monito contro la normalizzazione di conflitti, riarmo e sopraffazione, e un invito a immaginare un futuro fondato su pace, autodeterminazione e democrazia. «Solo uscendo dalla logica della guerra e del riarmo — concludono i promotori — possiamo pensare a un futuro vivibile per l’umanità».
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