
Il referendum sulla separazione delle carriere dei magistrati, la partecipazione al voto dei detenuti e soprattutto l’emergenza del sistema penitenziario e le recenti morti nel carcere di Rebibbia.
Sono i temi al centro di un nuovo intervento diffuso sui social da Gianni Alemanno, detenuto nel penitenziario romano, insieme a Fabio Falbo, detenuto nel braccio G8 dello stesso istituto.
Nel testo, scritto dal carcere l’8 marzo nel suo «diario di cella», l’ex sindaco di Roma osserva come il dibattito pubblico sulla giustizia sia concentrato quasi esclusivamente sulla campagna referendaria: «Da settimane ormai imperversa la campagna sul Referendum per la separazione delle carriere, sui media - scrive - si parla solo di questo, oltre che dei nuovi eccidi in Medio Oriente».
Nel suo lungo scritto, Alemanno racconta anche l’iniziativa organizzata tra i detenuti per favorire la partecipazione al referendum. Spiega che nel reparto in cui si trova sono stati fatti diversi passaggi nelle celle per invitare le persone detenute a iscriversi nelle liste elettorali: «Anche noi abbiamo fatto il nostro dovere - racconta -, girando per le celle per esortare le persone detenute a iscriversi nelle liste per partecipare al voto».
Secondo quanto scritto, il numero delle richieste di partecipazione sarebbe cresciuto rispetto alle precedenti consultazioni.
«Invece della solita decina di persone detenute nel nostro braccio che partecipa alle votazioni - precisa -, questa volta sono stati 69 coloro che hanno chiesto di partecipare al voto».
Ora, sottolinea, come la responsabilità passi alle istituzioni locali: «Sta al Comune di Roma capitale far arrivare in tempo i certificati elettorali e le schede per il voto».
Accanto al tema del referendum, l’ex primo cittadino richiama l’attenzione sulle condizioni del sistema penitenziario italiano. L'ex sindaco sostiene che il problema delle carceri sia la conseguenza finale delle difficoltà del sistema penale.
Scrive infatti che «nessuno si ricorda di citare l’emergenza delle carceri italiane, che è l’effetto estremo delle disfunzioni del nostro sistema penale». Secondo Alemanno, il sovraffollamento e le difficoltà nei percorsi trattamentali sarebbero legati anche ai tempi della giustizia e alla gestione dei benefici penitenziari, descritti come caratterizzati da «esasperante lentezza e incomprensibile rigidità burocratica».
Nel diario viene poi citato quanto accaduto di recente nel penitenziario romano. Alemanno scrive che tre decessi avvenuti a breve distanza l’uno dall’altro rischierebbero di passare inosservati: «Tre morti nel nostro carcere, tutte a distanza di pochi giorni, rischiano di non fare notizia, forse non sono state neppure comunicate ai media. Noi lo abbiamo saputo oggi alla messa domenicale, durante la quale, su invito del cappellano Don Lucio, abbiamo pregato per queste persone».
Tra i casi citati c’è quello di un agente della Polizia penitenziaria, Federico Basilischi, 41 anni, morto per malattia. Nel diario si ipotizza che «una bronchite non curata o un infarto» possano aver contribuito al decesso, anche in relazione allo stress lavorativo.
Nel testo viene evidenziata anche la situazione del personale penitenziario. Secondo quanto scritto da Alemanno e Falbo, la scopertura di organico e di ore di servizio arriverebbe al 42 per cento.
In queste condizioni, sostengono, il sistema si reggerebbe soprattutto sul ricorso al lavoro straordinario. «Nelle carceri italiane il lavoro oltre l’orario non è più l’eccezione dettata da una necessità improvvisa, bensì l’unico, disperato carburante che tiene acceso un motore fuso».
Nel reparto in cui si trovano detenuti, aggiungono, la situazione sarebbe particolarmente critica: «Mentre ne scriviamo, ed è domenica, nel nostro reparto ci sono solo 3 agenti per circa 300 persone detenute».
Nella parte finale del testo i due autori rivolgono un appello al mondo politico impegnato nella campagna referendaria sulla giustizia. L’invito è a non dimenticare la condizione delle carceri italiane.
Chiedono infatti a tutte le forze politiche e agli opinion maker di «misurare i loro ragionamenti sulla condizione carceraria» e di non avere «amnesie e rimozioni», con l’obiettivo di «ricercare una “Giustizia giusta” anche e soprattutto per coloro che stanno pagando in prima persona nel modo peggiore».
La Capitale, il nuovo giornale online di Roma
La Capitale, è una testata giornalistica iscritta nel Registro Stampa del Tribunale di Roma il 25 luglio 2024, n. 100/2024
DIRETTORE RESPONSABILE
Stefano Quagliozzi