
Le luci della sala si abbassano mentre sullo schermo scorrono i primi volti. All’Auditorium Parco della Musica «Ennio Morricone» sta debuttando «Rebibbia: la Città invisibile», esperimento di docu-teatro nato dai Laboratori d’Arte in carcere e ispirato all’opera di Italo Calvino, nel quarantesimo anniversario della sua scomparsa.
Lo spettacolo, prodotto dall’Associazione Ottava Arte in collaborazione con La Ribalta Centro Studi «Enrico Maria Salerno», porta sul palco detenuti, ex detenuti e personale della Polizia penitenziaria del carcere romano di Rebibbia. La regia è firmata da Laura Andreini e Francesca Di Giuseppe.
In platea il pubblico segue in silenzio un racconto che mescola teatro, video e memoria personale, mentre il progetto prende forma davanti agli spettatori.
Sul palco si muovono i veterani del Teatro Libero di Rebibbia: Juan Dario Bonetti, Giacomo Silvano, Marcello Lupo e Maurizio Montepaone. Accanto a loro, sul grande schermo, appaiono i volti e le voci di chi è ancora detenuto.
La scena alterna presenza fisica e immagini video, creando un dialogo continuo tra dentro e fuori il carcere. Partecipano allo spettacolo anche l’Ispettore capo della Polizia penitenziaria Cinzia Silvano e l’attore Alessandro Marverti. Le videoriprese sono di Paolo Modugno, le animazioni di Alessandro De Nino, con la produzione di Fabio Cavalli.
Il racconto scenico accompagna i protagonisti nei luoghi della loro infanzia, quando tutto attorno aveva il significato di «Casa». I ricordi scorrono tra quartieri popolari romani e storie familiari che arrivano da lontano, come quelle dei nonni profughi da Sarajevo.
Ogni luogo sembra trasformarsi in una personale Itaca, città miraggio e insieme rete da cui è difficile uscire. La «Città invisibile» evocata nello spettacolo prende forma attraverso questi frammenti di memoria. Vite segnate da errori, sconfitte e scelte irreversibili.
Nel racconto emerge l’idea che «Casa» non sia solo uno spazio fisico ma uno stato mentale da costruire. La scena si lega direttamente alle parole di Italo Calvino, proiettate e pronunciate durante lo spettacolo: «c’è qualcosa che cerca di uscire dal silenzio, di significare attraverso il linguaggio, come battendo colpi su un muro di prigione».
L’invocazione che arriva dal carcere viene descritta come un segnale di sos in codice Morse: l’arte ha il compito di ascoltare quel battito, raccogliere le parole e trasformarle in racconto.
«Rebibbia: la Città invisibile» nasce dentro una storia lunga più di vent’anni. Dal 2003 il teatro del carcere di Rebibbia è diventato un punto di riferimento nelle pratiche di reinserimento attraverso arte e cultura, e ha coinvolto migliaia di detenuti e decine di migliaia di spettatori. Questa sera, all’Auditorium, quel percorso entra in scena davanti al pubblico. L’arte qui riesce a dare forma a qualcosa che fino a poco prima restava invisibile.
La Capitale, il nuovo giornale online di Roma
La Capitale, è una testata giornalistica iscritta nel Registro Stampa del Tribunale di Roma il 25 luglio 2024, n. 100/2024
DIRETTORE RESPONSABILE
Stefano Quagliozzi