
Dopo gli ultimi suicidi e con un sovraffollamento che ha raggiunto il 138 per cento a livello nazionale, il tema del carcere torna oggi al centro del dibattito pubblico con un’assemblea nazionale che riunisce oltre cinquanta organizzazioni della società civile.
Da Antigone a Nessuno tocchi Caino, dal Gruppo Abele alla Cgil, da Forum droghe ad A Buon diritto, fino ad Acli e Cnca, la rete del terzo settore si ritrova all’Università Roma Tre per chiedere una svolta nelle politiche penali e riportare al centro diritti, umanità e misure di clemenza.
L’iniziativa arriva in un clima segnato da una nuova escalation di tragedie. Nelle ultime ore, l’Associazione nazionale giuristi democratici ha lanciato un appello perentorio: «Subito amnistia e indulto», dopo gli ultimi due suicidi avvenuti nel giro di 36 ore nel carcere Due Palazzi di Padova. Un grido d’allarme che si aggiunge a una lunga scia di morti in cella e che punta il dito contro un sistema sempre più sotto pressione, accusando apertamente politiche che, secondo i promotori, producono morte.
Il quadro è quello di un sistema penitenziario al collasso con istituti sovraffollati, condizioni materiali spesso non dignitose, difficoltà nell’accesso ai diritti fondamentali, carenza di percorsi di cura, lavoro e reinserimento. Una crisi che colpisce non solo le persone detenute, in particolare le più fragili, ma anche il personale penitenziario, sanitario e socio-assistenziale, chiamato a operare in contesti segnati da stress cronico, carichi di lavoro e isolamento.
Secondo molte delle realtà promotrici, l’Italia rischia di tornare — e superare — le condizioni che nel 2013 portarono alla condanna della Corte europea dei diritti dell’uomo con la sentenza Torreggiani per trattamenti inumani e degradanti. A differenza di allora, sottolineano le associazioni, oggi il sovraffollamento non accenna a diminuire e le risposte politiche continuano a essere giudicate insufficienti.
Al centro dell’assemblea c’è una critica netta all’impostazione dominante degli ultimi anni, basata sull’inasprimento delle pene e sull’aumento delle fattispecie di reato. Un approccio che, secondo la rete promotrice, non produce maggiore sicurezza, ma contribuisce ad alimentare marginalità, recidiva e affollamento delle carceri. Per questo vengono rilanciate misure considerate realmente deflattive, come l’ampliamento degli sconti di pena per buona condotta, il rafforzamento delle misure alternative e lo sviluppo di strutture di reinserimento sociale.
Il confronto di oggi si inserisce anche nell’anno dell’Ottantesimo anniversario della Costituzione, richiamando con forza l’articolo 27, che stabilisce che le pene devono tendere alla rieducazione del condannato e non possono consistere in trattamenti contrari al senso di umanità. La Costituzione, ricordano le associazioni, prevede inoltre strumenti come amnistia e indulto, pensati come risposte democratiche a situazioni eccezionali di crisi del sistema penale.
Il filo conduttore dell’incontro è la richiesta di un cambio di paradigma: superare una visione esclusivamente repressiva e costruire un sistema capace di integrare carcere, territorio, servizi sociali e comunità. Perché, ribadiscono le organizzazioni, in carcere vivono cittadini e cittadine, e la loro dignità non può essere sospesa. La mobilitazione di oggi punta a trasformare l’emergenza in una piattaforma politica condivisa, per riportare giustizia, clemenza e umanità al centro delle scelte pubbliche.
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