
«Una versione di comodo, scomposta e pericolosa anche sul piano umano». Così l’avvocato Carlo Mastropaolo, legale della sorella di Federica Torzullo, ha commentato la ricostruzione fornita da Claudio Carlomagno sul movente del femminicidio avvenuto il 9 gennaio scorso ad Anguillara Sabazia. Secondo quanto sostenuto dall’uomo, Federica avrebbe voluto portargli via il figlio. Un’ipotesi che la famiglia della vittima respinge con fermezza.
«Federica non aveva alcuna intenzione di escludere il padre dalla relazione con il bambino – ha dichiarato Mastropaolo davanti alla villetta dove la donna è stata uccisa –. Era grata al marito per il rapporto che aveva con il figlio e riconosceva che fosse un bravo papà». Una versione che, secondo il legale, non solo non corrisponde alla realtà, ma rischia anche di scaricare sul minore un peso morale insostenibile, insinuando una responsabilità che non gli appartiene.
Nella giornata di oggi sono tornati i tecnici per nuovi accertamenti nell’abitazione. Gli investigatori stanno lavorando anche sull’estrazione dei dati Gps della vettura di Carlomagno, con l’obiettivo di ricostruire con precisione i suoi spostamenti nelle prime ore del 9 gennaio.
Intanto resta irrisolto il nodo dell’arma del delitto. Il coltello a doppia lama che, secondo quanto ammesso dallo stesso indagato durante l’interrogatorio di convalida del fermo del 21 gennaio, sarebbe stato gettato lungo la statale Braccianese, in zona Osteria Nuova, non è stato ancora ritrovato.
Sul movente interviene anche l’avvocato Nicodemo Gentile, presidente dell’associazione Penelope e legale dei genitori di Federica. «Il quadro che emerge, e che viene richiamato anche nell’ordinanza del giudice, parla di un tentativo di soffocare ogni autonomia decisionale di Federica – ha spiegato –. Una relazione che stava cambiando e una resistenza a questo cambiamento».
L’attenzione degli inquirenti è ora concentrata anche sui dispositivi elettronici e sulla cosiddetta «scatola nera», strumenti che potrebbero offrire una ricostruzione oggettiva dei movimenti e dei contatti dell’indagato. «Quanto riferito finora non è soddisfacente – ha aggiunto Gentile –. Se la verità non arriva dalle parole, cercheremo di ottenerla attraverso ciò che la scienza oggi mette a disposizione».
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