
In corso in queste ore lo sgombero dello spazio occupato ZK di via Epaminonda, tra Ostia e Casalpalocco. Un intervento della polizia locale che mette fine, almeno per ora, a una delle esperienze più longeve e simboliche della scena rave e dell’autogestione romana. Attivo dal 2002, ZK era diventato negli anni un punto di riferimento non solo per la capitale, ma per l’intero circuito underground italiano.
Per oltre vent’anni, l’ex spazio abbandonato aveva ospitato concerti, feste, laboratori, iniziative culturali e sociali, diventando un luogo riconosciuto come laboratorio di pratiche alternative. Dall'autoproduzione, al riciclo, al fai da te, cultura antagonista e al rifiuto delle logiche commerciali. Un presidio informale che rivendicava una socialità «non mercificata» e una distanza netta tanto dal mercato quanto dalla politica istituzionale.
Secondo i collettivi che lo animavano, ZK non era solo un luogo fisico, ma un progetto politico-culturale. Uno spazio dove «vivere, creare, sperimentare, inventare una cultura diversa», lontana dai circuiti ufficiali e dai grandi eventi a pagamento. Una risposta dal basso a una società percepita come schiacciata dal costo della vita, dalla precarietà, dalla cultura ridotta a consumo veloce e intrattenimento passivo.
Lo sgombero di oggi si inserisce in un clima che vede tornare al centro dell'azione politica il tema degli spazi occupati e autogestiti. Nelle ultime settimane, infatti, interventi simili hanno interessato realtà storiche come l'Askatasuna a Torino e il Leoncavallo a Milano, nomi che da decenni rappresentano, in modi diversi, un pezzo di controcultura urbana, di mutualismo e di conflitto sociale.
A Torino, Askatasuna è da anni al centro di un braccio di ferro tra istituzioni e movimento, simbolo di una città che fatica a trovare un equilibrio tra rigenerazione urbana, ordine pubblico e riconoscimento delle esperienze dal basso. A Milano, il Leoncavallo, uno dei centri sociali più noti d’Europa, continua a vivere sotto la costante minaccia di sgombero, nonostante il suo radicamento nel tessuto culturale cittadino e una storia che attraversa generazioni.
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