Roma, 31 agosto 2025
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Il porto di Anzio è insabbiato, restano fermi gli aliscafi per Ponza: è a rischio la stagione turistica

Nonostante un intervento di mini-dragaggio effettuato lo scorso anno che aveva permesso l'operatività estiva, le mareggiate invernali e il naturale movimento dei fondali hanno riportato la situazione al punto di partenza

di Anita ArmeniseULTIMO AGGIORNAMENTO 17 giorni fa - TEMPO DI LETTURA 3'

I collegamenti marittimi tra il porto di Anzio e l’isola di Ponza sono a metà servizio e la stagione turistica rischia seriamente di saltare o, nella migliore delle ipotesi, di subire un nuovo avvio ritardato. Questo perchè gli aliscafi, pur regolarmente parcheggiati in banchina, sono sono mai salpati. Attendono infatti che venga comunicato l’esito dei rilievi batimetrici relativi all’ultimo escavo eseguito nella seconda metà di giugno.

Nonostante un intervento di mini-dragaggio effettuato lo scorso anno che aveva permesso l'operatività estiva, le mareggiate invernali e il naturale movimento dei fondali hanno riportato la situazione al punto di partenza. Il fondale si è ristretto e abbassato e ha reso il canale d’uscita non sicuro per gli aliscafi, che necessitano di almeno 3,10 metri di profondità per manovrare. I rilievi non ufficiali effettuati dai pescatori parlano oggi di una profondità che in alcuni punti non supera i due metri.

La Capitaneria di Porto, che mantiene in vigore un’ordinanza generica dello scorso anno che invita le imbarcazioni a prestare attenzione in ingresso e uscita dal bacino portuale, non ha ancora emesso alcun divieto formale alla navigazione, ma nemmeno autorizzazioni esplicite. Di fatto, senza certezze tecniche, gli aliscafi ha dovuto rinviare l’avvio della stagione e attendere gli esiti dei rilievi batimetrici ufficiali, che ancora nessuno ha visionato.

Anzio, le rassicurazioni del Comune

Dal canto suo il comune di Anzio rassicura, ma di fatto prende tempo: «Abbiamo fatto il punto della situazione - spiega il vicesindaco - con l'ingegnere incaricato che ha portato gli ultimi rilievi. Ci siamo affidati a un professionista di assoluto livello e spiegato le operazioni che sono state fatte e che inizieranno nei prossimi giorni, le recenti polemiche sono francamente incomprensibili e se ne sono resi conto, alla fine, anche gli operatori».

Le promesse disattese e i danni economici

Nel frattempo, i danni economici si sommano. La compagnia, che normalmente dovrebbe iniziare i collegamenti già ad aprile, aveva fissato una data di partenza intorno alla fine di giugno, confidando nelle promesse fatte in una riunione a inizio mese tra Comune, Capitaneria e pescatori. In quella sede, si era parlato di un «pre-dragaggio» da 40mila euro, che doveva portare la profondità a 4 metri e la larghezza del canale a 30 metri, misure sufficienti per garantire la navigabilità minima in attesa dell’intervento strutturale previsto dalla Regione Lazio, che aveva stanziato un milione di euro già a marzo. L’intervento, però, non ha prodotto i risultati sperati. I pescatori parlano di un’escavazione insufficiente, e le rilevazioni empiriche confermano la pericolosità del canale d’uscita.

Un problema (anche) strutturale

Il problema, comunque, non è solo amministrativo, ma anche strutturale. Il porto di Anzio soffre da decenni di un’insabbiatura cronica causata dalle correnti marine che depositano costantemente sedimenti all’interno del bacino. Una volta esistevano canali sotterranei che facilitavano lo smaltimento naturale della sabbia, ma furono chiusi dopo che le navi, manovrando, danneggiavano le banchine. Da allora, l’unico rimedio resta il dragaggio periodico, che negli anni Duemila era programmato ogni due o tre anni, ma che nell’ultimo decennio si è fatto sempre più irregolare.

A pagarne le conseguenze non sono solo le compagnie private come Vetor, che stimano perdite annuali nell’ordine di centinaia di migliaia di euro, ma anche i pescatori, costretti a limitare le uscite alle sole giornate di mare calmo per evitare di arenarsi in fase di rientro.

Nel 2023, Vetor aveva già ottenuto un pronunciamento favorevole dal Consiglio di Stato, che riconobbe alla compagnia un risarcimento da milioni di euro per due stagioni perse a causa della chiusura del porto. Una sentenza che aveva messo nero su bianco anche le responsabilità operative del comandante del porto, chiamato a garantire la sicurezza e la funzionalità del bacino indipendentemente dai ritardi delle amministrazioni locali.

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