
Si è svolta nel Giardino della Madonnina, all’interno dei Giardini Pontifici di Castel Gandolfo, la celebrazione presieduta da Papa Leone XIV per la Custodia della Creazione.
n appuntamento che ha segnato l'avvio del Tempo del Creato e che ha riportato al centro della riflessione della Chiesa il rapporto tra l'uomo, l'ambiente e la responsabilità nei confronti delle future generazioni.
Nel corso dell’omelia, Leone XIV ha invitato a riscoprire innanzitutto il valore della contemplazione, partendo proprio dalla necessità di fermarsi davanti alla frenesia della vita quotidiana. «Mettiamo in “modalità silenziosa” tutti i rumori delle opere umane per ascoltare la voce melodiosa della creazione», ha detto il Papa, sottolineando come il contatto con la natura possa aiutare l'uomo a riconoscere, attraverso la bellezza del creato, l'opera del Creatore.
Un invito alla contemplazione che, nelle parole del Pontefice, non rappresenta però un punto di arrivo. Al contrario, proprio dalla capacità di guardare al creato con occhi nuovi deve nascere una maggiore consapevolezza del posto dell'uomo nel mondo e della sua responsabilità personale e collettiva nella custodia di ciò che gli è stato affidato.
La contemplazione, ha spiegato Leone XIV, è infatti «un primo passo verso un’autentica conversione ecologica». Da qui l'appello a riconoscere anche gli errori e le mancanze compiute nel rapporto con l'ambiente, trasformandoli in un impegno concreto per restaurare le relazioni tra le creature e recuperare quell'armonia che, secondo la prospettiva cristiana, appartiene al progetto originario della creazione.
Il Pontefice ha quindi richiamato il tema scelto per la Giornata Mondiale di Preghiera per la Cura del Creato 2026: «Forgeranno le loro spade in vomeri e le loro lance in falci», tratto dal libro del profeta Isaia. Un'immagine che Leone XIV ha posto in relazione non soltanto con la tutela dell'ambiente, ma anche con la necessità di trasformare ciò che produce distruzione in strumenti capaci di generare vita.
Nel messaggio diffuso in occasione della Giornata, il Papa ha infatti sottolineato il legame sempre più evidente tra conflitti, sofferenza umana e degrado ambientale. La guerra, ha ricordato, lascia ferite che vanno ben oltre i campi di battaglia, provocando conseguenze sociali ed ecologiche destinate a durare nel tempo, compromettendo ecosistemi, risorse essenziali come acqua e aria e, in molti casi, anche la sicurezza alimentare delle popolazioni.
La cura del creato non può dunque essere considerata un tema secondario o separato dalle grandi questioni sociali del nostro tempo. Le conseguenze della crisi ambientale, infatti, ricadono spesso in modo più pesante sulle popolazioni vulnerabili e sulle comunità più fragili. Da qui l'appello a modificare comportamenti e stili di vita, nella consapevolezza che la tutela dell'ambiente rappresenta una responsabilità condivisa e profondamente legata alla costruzione della pace.
«Non è ancora troppo tardi», ha ricordato Leone XIV, invitando il mondo a una conversione capace di tradursi in scelte concrete. Ciò che è stato utilizzato per la distruzione può essere nuovamente orientato alla vita, alla cura delle persone, al sostegno dei poveri, al nutrimento di chi soffre la fame e alla salvaguardia del creato.
La celebrazione a Castel Gandolfo ha segnato così l’inizio del Tempo del Creato, il periodo ecumenico dedicato alla preghiera e alla riflessione sulla custodia della casa comune, che si concluderà il 4 ottobre, festa di San Francesco d’Assisi. Un mese durante il quale comunità cristiane e persone di buona volontà sono chiamate a promuovere iniziative dedicate alla tutela dell’ambiente e alla responsabilità nei confronti delle future generazioni.
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