
L'ingresso di Spin Time nella notte del 30 luglio 2026 (La Capitale)
Tende, gazebo, sdraio e brandine lungo via di Santa Croce in Gerusalemme. Si è trasformata in un rifugio improvvisato la strada davanti a Spin Time, dove una parte degli occupanti ha trascorso la notte dopo l’incendio, l’evacuazione e il divieto di rientrare nello stabile.
Le circa 400 persone che vivevano nell’edificio al civico 55 sono state distribuite tra gli spazi messi a disposizione dalla rete solidale del quartiere. Chi non ha trovato posto nelle strutture di accoglienza è rimasto davanti al palazzo, insieme ad attivisti e volontari.
Il futuro degli abitanti resta sospeso. Per conoscere le decisioni sull’immobile bisognerà attendere il nuovo incontro con la proprietà, fissato alle 13 di oggi, venerdì 31 luglio. Il confronto dovrebbe fornire maggiori dettagli sulle condizioni dello stabile, sugli interventi necessari e sulle possibili soluzioni per le persone evacuate.
Nella strada chiusa al traffico sono stati allestiti gazebo, tende e spazi di prima assistenza. La Protezione civile capitolina, i servizi sociali e le associazioni hanno distribuito acqua, cibo e beni di prima necessità, mettendo a disposizione anche delle brandine per chi non ha trovato spazio in luoghi più coperti.
Durante la notte diverse persone hanno provato a dormire sotto la luce dei lampioni, mentre volontari e rappresentanti della comunità trattavano con le forze dell’ordine per consentire agli abitanti di recuperare vestiti, lenzuola, cuscini, medicinali e altri oggetti rimasti negli alloggi.
L’accesso allo stabile è stato consentito soltanto per brevi periodi, individualmente e sotto il controllo delle forze dell’ordine. Il palazzo resta infatti sottoposto a sequestro giudiziario dopo l’incendio.
Una parte degli occupanti è stata ospitata per la notte negli spazi associativi e pubblici vicini allo stabile.
Tra le strutture attivate figurano il Polo civico Esquilino di via Galilei, la sede regionale dei Centri di servizio per il volontariato, il centro anziani di via di San Quintino e la palestra della scuola Di Donato, dove erano già stati distribuiti i pasti.
La rete di volontari ha avviato anche una raccolta di casse d’acqua, indumenti, pannolini, prodotti per l’igiene personale e altri beni necessari alle famiglie rimaste fuori dalle proprie abitazioni.
Per chi non è stato accolto negli spazi disponibili, l’unica alternativa è stata restare davanti al palazzo, in attesa di conoscere le decisioni delle autorità.
L’emergenza è iniziata con un principio d’incendio sviluppatosi all’interno di un locale dello Spin Time. Dopo l’intervento dei vigili del fuoco, l’edificio è stato evacuato e dichiarato temporaneamente inagibile.
È seguito il sequestro disposto dall’autorità giudiziaria e il presidio dello stabile da parte delle forze dell’ordine. Gli abitanti, usciti rapidamente durante l’emergenza, non hanno quindi potuto fare ritorno negli alloggi.
Al momento non risulta adottato un nuovo provvedimento definitivo di sgombero. L’impossibilità di rientrare è legata al sequestro, alla dichiarazione di inagibilità e alla necessità di svolgere gli accertamenti tecnici sulle condizioni dell’edificio.
La situazione resta quindi subordinata alle verifiche dei vigili del fuoco, della Commissione stabili pericolanti e delle autorità competenti.
Un nuovo incontro tra le istituzioni e la proprietà dell’immobile è previsto alle 13. La riunione dovrà chiarire se esistano le condizioni per avviare un percorso di messa in sicurezza e quale soluzione possa essere individuata per le circa 400 persone rimaste senza alloggio.
Un primo vertice si è svolto il 30 luglio in Prefettura. Erano presenti il prefetto di Roma Lamberto Giannini, il sindaco Roberto Gualtieri, il vicario generale della Diocesi di Roma Baldo Reina, il questore Roberto Massucci, l’assessore capitolino al Patrimonio e alle Politiche abitative Tobia Zevi e i rappresentanti della proprietà.
Durante la riunione sono state esaminate le possibili opzioni per tutelare gli abitanti e affrontare l’emergenza. Secondo il Campidoglio, la proprietà ha manifestato la disponibilità a collaborare con le istituzioni per la ricerca di un percorso condiviso.
Il confronto delle 13 sarà quindi determinante per capire se questa disponibilità possa tradursi in una soluzione concreta e quali misure saranno adottate nell’immediato.
Nel pomeriggio del 30 luglio circa 500 persone hanno partecipato all’assemblea pubblica convocata davanti allo Spin Time.
All’incontro sono intervenuti gli assessori capitolini Tobia Zevi e Barbara Funari. Erano presenti anche l’ex assessore Andrea Catarci, rappresentanti della Cgil, associazioni e realtà sociali del territorio, il Polo civico Esquilino e don Mattia Ferrari, cappellano di Mediterranea.
Durante l’assemblea gli abitanti hanno chiesto di poter rientrare nel palazzo oppure di ricevere sistemazioni abitative dignitose. Zevi ha ribadito la volontà del Comune di salvaguardare l’esperienza sociale sviluppata nello stabile e di trasformare l’immobile in edilizia residenziale pubblica.
L’operazione richiede però un accordo con InvestiRE Sgr, che gestisce il fondo proprietario del palazzo, oltre alla soluzione dei vincoli giudiziari e tecnici che riguardano l’edificio.
Il precedente indicato dal Campidoglio è quello di Porto Fluviale RecHouse, il progetto di recupero partecipato dell’ex caserma occupata nel quartiere Ostiense.
L’edificio, denominato ex Direzione Magazzini del Commissariato, era occupato dal 2003 da oltre 50 nuclei familiari. Il progetto di Roma Capitale lo ha trasformato attraverso la realizzazione di alloggi di edilizia residenziale pubblica, spazi comuni e servizi destinati al quartiere.
Il Comune vorrebbe applicare un’impostazione analoga allo Spin Time: acquisire o ottenere la disponibilità dell’edificio, recuperarlo e trasformarlo in patrimonio abitativo pubblico, salvaguardando almeno in parte la comunità che vi abita.
La strada resta però complessa, perché lo Spin Time è un immobile privato e la proprietà deve accettare di cederlo o partecipare al progetto.
Sullo sfondo resta la vicenda giudiziaria che accompagna da anni l’occupazione.
Nel dicembre 2025 il Tribunale civile di Roma ha condannato il ministero dell’Interno a versare oltre 21 milioni di euro a InvestiRE Sgr per non aver dato esecuzione alla liberazione dello stabile, occupato dal 2013.
La sentenza ha previsto anche un ulteriore risarcimento mensile a partire da gennaio 2026 e fino alla restituzione dell’edificio alla proprietà.
Al momento, comunque, non risulta deciso un nuovo sgombero definitivo. La possibilità che gli abitanti possano rientrare, così come l’eventuale liberazione permanente dell’immobile, dipenderà dalle valutazioni della Prefettura, dall’autorità giudiziaria e dall’esito degli accertamenti tecnici.
Fino ad allora, via di Santa Croce in Gerusalemme resta il centro di un’emergenza abitativa che coinvolge centinaia di persone e che il vertice delle 13 dovrà cominciare a sciogliere.
La Capitale, il nuovo giornale online di Roma
La Capitale, è una testata giornalistica iscritta nel Registro Stampa del Tribunale di Roma il 25 luglio 2024, n. 100/2024
DIRETTORE RESPONSABILE
Stefano Quagliozzi