Roma, 9 luglio 2026
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Satnam Singh, la politica laziale unita dopo la sentenza: «Ora avanti contro il caporalato»

Dopo la condanna in primo grado a 16 anni per Antonello Lovato, dal Pd Lazio a Rocca arriva il richiamo alla dignità del lavoro. ANMIL e CNEL chiedono azioni concrete contro sfruttamento e insicurezza

di Giacomo Zito TEMPO DI LETTURA 5'
Satnam Singh, la politica laziale unita dopo la sentenza: «Ora avanti contro il caporalato»

La sentenza per la morte di Satnam Singh risuona nei palazzi della politica laziale. La condanna in primo grado a 16 anni per Antonello Lovato, datore di lavoro del bracciante morto nell’estate del 2024 dopo un incidente nelle campagne pontine, ha riacceso l’attenzione su una vicenda che, per utilizzare le parole del presidente della Regione Lazio Francesco Rocca, «ha profondamente colpito il Lazio e l’intero Paese».

La notizia giudiziaria è già arrivata. Ora il tema torna sul piano politico e sociale: cosa resta, dopo la sentenza, di una morte diventata simbolo dello sfruttamento nei campi, della vulnerabilità dei braccianti e della necessità di rafforzare controlli e tutele nel lavoro agricolo.

La politica laziale tra giustizia, sicurezza e diritti

Per il Pd Lazio, la sentenza non può essere letta come un punto di arrivo, ma come un passaggio che obbliga istituzioni e politica a non abbassare l’attenzione. «La condanna in primo grado a 16 anni di carcere per il datore di lavoro di Satnam Singh costituisce un tassello fondamentale nel cammino verso la giustizia», dichiara il Gruppo del Partito Democratico al Consiglio regionale del Lazio.

Il Gruppo dem alla Pisana, guidato dal capogruppo Mario Ciarla, lega direttamente il caso alla battaglia contro lo sfruttamento del lavoro agricolo. «Il caporalato è un crimine e dobbiamo ribadirlo con fermezza», si legge nella nota, in cui viene rinnovata la vicinanza alla famiglia del bracciante e a tutte le lavoratrici e i lavoratori «schiacciati da questo sistema malato».

Anche Rocca ha commentato la decisione della Corte d’Assise di Latina, definendo la morte di Satnam Singh una «ferita aperta che non si rimargina». Per il presidente della Regione, la condanna rappresenta «un passaggio importante nel percorso di giustizia», pur senza poter «restituire una vita spezzata» né cancellare il dolore della famiglia. Nelle parole di Rocca, la sentenza afferma un principio essenziale: «la vita, la dignità della persona e la sicurezza sul lavoro non possono mai essere sacrificate all’indifferenza».

ANMIL e CNEL: servono risposte concrete

Accanto alle reazioni politiche, arrivano anche i richiami del mondo associativo e istituzionale alla necessità di trasformare la sentenza in azioni concrete. Per ANMIL (Associazione Nazionale fra Lavoratori Mutilati e Invalidi del Lavoro), la decisione della Corte di Assise di Latina «assume un significato che va oltre il singolo accertamento penale», perché riguarda l’intero sistema della prevenzione e della tutela della sicurezza nei luoghi di lavoro.

Secondo l’avvocato ANMIL Massimiliano Gabrielli, quando la sicurezza viene considerata «un costo e non un dovere», il rischio di infortuni gravi e mortali non è più una fatalità, ma il risultato di una precisa scelta organizzativa. Il presidente nazionale Amedeo Bozzer parla di una sentenza rara per il nostro Paese e auspica che da questo caso arrivi una spinta per combattere il caporalato in ogni filiera, a partire da quella agroalimentare: «Questa sentenza non sancisce una fine, chiama ancora più forte il prosieguo di una lotta».

Sulla necessità di risposte concrete interviene anche Francesco Rotondi, giuslavorista e consigliere esperto del CNEL, che invita a non trasformare le tragedie del lavoro in terreno di contrapposizione politica. «Il caporalato è una piaga reale», afferma Rotondi, ma per contrastarlo servono «strumenti efficaci, controlli capillari e interventi capaci di incidere sulle condizioni economiche e organizzative che lo alimentano». Non bastano, aggiunge, «nuove sanzioni o iniziative simboliche».

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