
È attesa per le 19 di oggi mercoledì 8 luglio la sentenza del processo per la morte di Satnam Singh, il bracciante indiano deceduto due anni fa nelle campagne pontine dopo un incidente sul lavoro. Davanti al tribunale di Latina si è svolto un presidio organizzato dalla Cgil, il principale sindacato italiano, che si è costituito parte civile nel procedimento.
Al presidio ha partecipato Maurizio Landini, segretario generale della Cgil, figura centrale del sindacalismo italiano e intervenuto a Latina per ribadire la posizione del sindacato sul caso Singh e, più in generale, sullo sfruttamento del lavoro agricolo.
«Abbiamo proclamato lo sciopero, manifestato e sostenuto i familiari che si sono trovati a dover affrontare questa disgrazia; allo stesso tempo, ci siamo costituiti parte civile proprio perché pensiamo che sia assolutamente necessario non solo che si faccia giustizia, ma anche che emerga con chiarezza che non siamo di fronte a un caso individuale, bensì ad un sistema ed un modello di fare impresa che secondo noi va contrastato, applicando le leggi che nel nostro paese esistono».
Secondo Landini, la morte di Singh non può essere letta come un episodio isolato. Il leader della Cgil ha collegato il processo al tema del caporalato, dello sfruttamento e del lavoro nero, indicando la necessità di applicare le norme già esistenti.
«Oltre alla legge contro il caporalato, c’è bisogno che anche sul piano politico e culturale molta ipocrisia venga superata, perché esiste il lavoro nero ed il caporalato».
Per la Cgil, la costituzione di parte civile ha anche un significato simbolico e collettivo: non riguarda soltanto la vicenda personale del bracciante morto nelle campagne pontine, ma il tema più ampio della tutela dei lavoratori.
«Esserci costituiti parte civile vuol proprio dire che quello che è avvenuto non è solo un danno verso una persona, ma è un danno verso tutti i lavoratori e tutte le lavoratrici del nostro paese, e per quello che ci riguarda anche contro i valori e i principi della nostra Costituzione».
La giornata al tribunale di Latina viene letta dal sindacato come un passaggio rilevante non solo sul piano giudiziario, ma anche su quello politico e sociale. Landini ha insistito sulla necessità di un cambio di passo nel contrasto allo sfruttamento del lavoro, in particolare nei settori più esposti al lavoro nero e al caporalato.
«Pensiamo non solo di essere nel giusto, ma anche che la giornata di oggi possa essere importante, per dare un segnale a tutto il paese che è necessario cambiare».
La sentenza sul caso di Satnam Singh arriva così in un contesto segnato dal dibattito sulle condizioni dei braccianti, sulla responsabilità delle imprese e sull’effettiva applicazione delle leggi contro lo sfruttamento.
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