Roma, 30 gennaio 2026
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Dove il tempo si è fermato: come scoprire San Vittorino, il borgo nascosto tra le valli dell'Agro Romano

L'iniziativa Unexpected Itineraries è promossa e realizzata dall'Assessorato Grandi Eventi, Sport, Turismo e Moda in collaborazione con Zetema

di Rosa Chiara ScaglioneULTIMO AGGIORNAMENTO 1 giorni fa - TEMPO DI LETTURA 3'

Un percorso che svela un angolo segreto dell’Agro Romano, tra castelli, cascate e panorami che sembrano usciti da un dipinto.

A pochi passi dalla frenesia di Roma, c’è un luogo dove il tempo sembra essersi davvero fermato. Un borgo medievale arroccato su un costone di tufo, circondato da due valli verdeggianti e dominato da un castello che racconta secoli di storia.

È la sorpresa che riserva l’itinerario “San Vittorino e Antica Città di Gabii”, uno dei sette percorsi di Unexpected Itineraries of Rome, un’iniziativa promossa e realizzata dall'Assessorato Grandi Eventi, Sport, Turismo e Moda in collaborazione con Zetema e finanziata dal Ministero del Turismo.

Facilmente raggiungibile con i mezzi pubblici dalla Metro B o C, questa passeggiata è un’autentica fuga nella quiete, un invito a scoprire una Roma inaspettata, fatta di silenzi, panorami sconfinati e storie stratificate raccontate nel podcast presente sull’applicazione, innovativa e gratuita, dedicata ai sette itinerari,

scaricabile dal sito unexpecteditineraries.turismoroma.it. L’app accompagna il visitatore con mappe interattive, audio, video e contenuti geolocalizzati.

Il viaggio: dalla metro a un'altra epoca

Lasciata la stazione di Ponte Mammolo, un breve tragitto in autobus Cotral è sufficiente per essere trasportati in un'altra dimensione. All’ingresso del borgo, ad accogliere il visitatore, c’è subito il Castello Barberini, la cui storia inizia nel X secolo.

Sebbene le successive ristrutturazioni gli abbiano dato l’aspetto di una residenza di campagna, sull’architrave del portone principale resistono le tre api, stemma della potente famiglia che ne fu proprietaria e che contribuì a bonificare queste terre dalla malaria. Il castello è la perfetta introduzione a un luogo che custodisce intatto il suo impianto originario.

Nel cuore del borgo: una piazza, una fontana, una chiesa

Varcato l’ingresso, ci si ritrova nell’ellisse perfetta del Borgo di San Vittorino. Le case si dispongono come in un abbraccio attorno alla piazzetta centrale, cuore della vita comunitaria.

Qui, una caratteristica fontanella a tre cannelle – un “nasone” romano con tre vasche di pietra – offre ancora oggi ristoro. Poco distante, la semplice facciata della chiesa di San Vittorino nasconde un interno raccolto, testimone della fede di una piccola comunità che qui ha resistito nei secoli. Passeggiare per le stradine silenziose, lontani dal rumore del traffico, significa fare un vero tuffo nel Medioevo romano.

Lo sguardo sull’Agro Romano: il punto panoramico

Il vero colpo di scena, però, è il punto panoramico. Dalla piazza, lo sguardo spazia libero sulle due valli scavate dall’acqua, su un paesaggio agricolo punteggiato di uliveti, casali antichi e boschetti.

È l’Agro Romano nella sua essenza più autentica: un mosaico di natura coltivata e spontanea che si estende a perdita d’occhio, regalando una prospettiva sulla Capitale che pochi conoscono. Un luogo ideale per fermarsi, respirare e assorbire la pace del luogo.

Oltre il borgo: cascate, ponti romani e architettura moderna

Per i più avventurosi, i dintorni di San Vittorino riservano altre perle. Nella vicina Valle della Mola, nascoste tra la vegetazione, si trovano delle suggestive cascate, vicino ai resti di un antico mulino. Proseguendo, si incontra il maestoso Ponte della Mola (o "degli archi"), con i suoi 22 archi su doppio ordine, testimonianza della riqualificazione dell’acquedotto Anio Vetus sotto l’Imperatore Adriano.

A chiudere l’esperienza in un contrasto sorprendente, poco lontano sorge il Santuario di Nostra Signora di Fatima, un’audace opera moderna degli anni ‘70 a forma di tenda, che dialoga con la storia millenaria del luogo. Un itinerario che, in un solo giorno, unisce Medioevo, ingegneria romana e avanguardia, dimostrando che la vera essenza di Roma è proprio nella sua infinita capacità di sorprendere.

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