
Cantante, interprete e voce profondamente legata all’identità culturale di Roma, Nadia Natali torna sul palco con «Thema-Sulle note del grande cinema italiano», uno spettacolo che intreccia musica, memoria e immaginario collettivo. In scena il 28 gennaio al Teatro Ghione di Roma, il progetto rende omaggio ai capolavori del cinema d’autore attraverso le colonne sonore che ne hanno definito l’anima. Dopo trentacinque anni di carriera tra televisione, concerti e teatro, Natali si racconta in un’intervista che ripercorre il suo rapporto con il cinema italiano, la musica come linguaggio universale e il valore di un riconoscimento internazionale arrivato in un momento simbolico del suo percorso artistico.
«Thema – Sulle note del grande cinema italiano» è un vero viaggio emotivo tra musica, immagini e parole: quando e come è nato il desiderio di raccontare il cinema italiano attraverso la sua voce?
Sono sempre stata un’appassionata di cinema, perché il grande schermo, così come la musica, riesce a trasportarmi in un’altra dimensione. Perciò ho voluto riunire queste due passioni in uno spettacolo, raccontando in musica e parole quanto il cinema ha fatto parte, e fa parte tuttora, della mia vita. Inoltre, da quindici anni ho scelto di dedicare la mia voce a Roma, alla canzone romana d’autore, così ho scoperto che molti brani del repertorio capitolino provengono dalle colonne sonore di tanti film italiani. Al cinema si sogna e basta, e io ho sempre amato sognare.
Da Anna Magnani a Fellini, da Morricone a Nino Rota: c’è una figura, un film o una colonna sonora che sente più vicina alla sua anima artistica e che l’ha emozionata maggiormente reinterpretare?
Non è facile scegliere, perché «Théma-Sulle note del grande cinema italiano» è un vero e proprio abito che mi sono cucita addosso su misura, scegliendo brano per brano, parola per parola. Volendo forzare la mano, confesso che i brani di Nino Rota riescono a smuovermi nel profondo.
Molti la definiscono la «Voce di Roma» e da anni dedica il suo percorso musicale alla città: quanto il cinema italiano, e in particolare quello nato a Cinecittà, ha influenzato l’identità culturale e musicale di Roma?
Il grande cinema italiano fa parte dell’anima nazionale e, lasciatemelo dire, romana: come se Cinecittà ce l’avessero messa nel biberon appena nati. Roma sta al cinema come Cinecittà sta al grande schermo. Per ciò che concerne l’identità culturale, penso che il grande schermo sia stato influenzato da Roma, mentre per la musica ritengo che ci sia stato un equo scambio di ispirazione tra film e spartiti.
In scena è un vero one woman show, sostenuta da musicisti che diventano anche «spalla» narrativa: quanto è importante per lei il dialogo tra musica e parola nel coinvolgere emotivamente il pubblico?
Il tessuto narrativo di uno spettacolo ha tante voci: dove non arriva la musica, arriva la parola e viceversa. La parola riesce a dare voce alla mia esperienza di vita, alla narrazione di me, dei miei pensieri, mentre la musica è fondamentale nel momento in cui voglio dar vita a pure emozioni.
Roma è spesso protagonista del miglior cinema italiano, tra voci, accenti, musica, sogni e visioni: in che modo la sua romanità entra in scena in Thema e come sente di rappresentare l’anima di questa città attraverso la musica?
Una parte di Théma è dedicata alla canzone romana nel cinema, l’ho già detto poc’anzi. Come mi sento a rappresentare Roma? Bene, anzi benissimo. Sono romana purosangue, orgogliosa di esserlo, perciò cantare Roma mi viene naturale e mi rende felice.
Quali sono le artiste e gli artisti che l’hanno più influenzata e che considera maestri?
Non ce n’è uno o una in particolare, dato che un percorso artistico è evoluzione continua. Tappa dopo tappa si sceglie un riferimento, poi si va oltre. L’elenco è infinito e lo aggiorno di continuo, sapendo che non avrà mai un termine, per fortuna.
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