Roma, 12 marzo 2026
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Violenze al carcere minorile di Casal del Marmo, Antigone: «Avevamo presentato un esposto e allertato le istituzioni»

Antigone rivela di aver presentato un esposto alla Procura su presunte violenze nel carcere minorile romano, e di aver informato le istituzioni

di Edoardo IacolucciULTIMO AGGIORNAMENTO 4 ore fa - TEMPO DI LETTURA 3'
Violenze al carcere minorile di Casal del Marmo, Antigone: «Avevamo presentato un esposto e allertato le istituzioni»

Presunte violenze e torture all’Istituto penale minorile di Casal del Marmo, a Roma. L’associazione Antigone fa sapere di aver presentato già nel luglio scorso un esposto alla Procura della Repubblica dopo aver raccolto testimonianze su possibili abusi nei confronti di ragazzi detenuti nella struttura.

L’organizzazione, impegnata nel monitoraggio delle condizioni detentive nelle carceri italiane, afferma di aver agito dopo essere venuta a conoscenza di diversi episodi che avrebbero coinvolto alcuni agenti e giovani reclusi. Oltre all’esposto, Antigone avrebbe segnalato quanto appreso anche alle autorità istituzionali competenti.

L’esposto alla Procura e l’inchiesta

«Nella primavera dello scorso anno – dichiara Patrizio Gonnella, presidente di Antigone – l’associazione era venuta a conoscenza di alcuni casi di possibili violenze. Raccolte queste testimonianze si era deciso di procedere alla presentazione di un esposto dove si dettagliavano alcuni di questi episodi».

L’associazione sottolinea di aver agito per portare all’attenzione della magistratura le segnalazioni ricevute. «Ora ci si attende una presa di posizione ministeriale netta contro le violenze e le torture. E ci auguriamo che si metta la parola stop a ogni deriva militaresca nelle carceri per adulti e per minori. Siamo grati alla magistratura per l’inchiesta che si speri porti a rapida ricostruzione dei fatti con il sostegno di tutte le istituzioni», prosegue Gonnella.

«Non mele marce ma un problema di sistema»

Secondo Antigone, i racconti raccolti non descriverebbero singoli episodi isolati ma una situazione più ampia. «Quello che emergeva da quei racconti – sottolinea Susanna Marietti, coordinatrice nazionale e responsabile dell’osservatorio minori di Antigone – è che non si trattava di mele marce, ma di un problema di sistema».

Allo stesso tempo, Marietti evidenzia la presenza di operatori penitenziari che lavorano quotidianamente nel rispetto dei diritti delle persone detenute. «Ma ci dice anche che nelle carceri esistono anche degli anticorpi che sono rappresentati dai tanti operatori che ogni giorno, non senza fatica, fanno il loro lavoro nel rispetto dei diritti e delle persone».

Il ruolo del monitoraggio indipendente

Secondo l’associazione, proprio il lavoro di osservazione indipendente e il dialogo con le persone detenute e con il personale penitenziario avrebbero contribuito a far emergere il caso.

«Da loro e dalla presenza di Antigone nelle carceri, che serve a monitorare ciò che accade e a costruire relazioni di fiducia con tutte le parti, è stato possibile far emergere questo caso. Per questo – conclude Marietti – è importante che gli sguardi indipendenti nelle carceri continuano ad essere resi possibili».

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