
Da oggi, 9 giugno, i Musei Capitolini – Villa Caffarelli ospitano la mostra Diego Rivera e la costruzione dell’arte moderna in Messico nel XX secolo, un ampio percorso espositivo dedicato al celebre pittore e muralista messicano, tra le figure più influenti dell’arte del Novecento. L’esposizione sarà visitabile fino al 13 dicembre 2026.
Attraverso oltre 140 opere, di cui trenta firmate da Diego Rivera, la mostra ripercorre la nascita dell’arte moderna in Messico e il ruolo centrale svolto dagli artisti che contribuirono alla definizione di una nuova identità culturale nazionale tra Ottocento e Novecento.
Accanto ai lavori di Rivera trovano spazio opere di alcuni dei più importanti protagonisti dell’arte messicana, tra cui Frida Kahlo, pittrice simbolo della cultura del Paese, José Clemente Orozco, David Alfaro Siqueiros, María Izquierdo e José María Velasco. Il percorso è arricchito da materiali audiovisivi e da fotografie che ritraggono Rivera, tra cui gli scatti realizzati dalla fotografa Tina Modotti.
L’esposizione mette in luce il dialogo tra tradizione e avanguardia che caratterizzò la produzione artistica messicana del XX secolo, evidenziando il contributo di Rivera alla costruzione di un linguaggio visivo originale e riconoscibile a livello internazionale.
Il percorso si sviluppa attraverso quattro sezioni tematiche. La prima approfondisce la formazione accademica di Rivera e il rapporto con la tradizione artistica ottocentesca. La seconda è dedicata agli anni europei e ai confronti con le avanguardie, in particolare il Cubismo.
La terza sezione analizza il cosiddetto Rinascimento culturale messicano, nato dopo la Rivoluzione, quando arti visive, letteratura, musica e architettura contribuirono alla definizione di una moderna identità nazionale. L’ultima parte della mostra esplora gli sviluppi successivi al Realismo sociale e al Muralismo, evidenziando la vitalità e l’evoluzione dell’arte moderna messicana.
Roberto Gualtieri, sindaco di Roma, ha sottolineato come la mostra restituisca «la forza di una stagione artistica in cui, soprattutto dopo la Rivoluzione messicana del secondo decennio del Novecento, l’arte divenne uno strumento di ricostruzione civile, di emancipazione popolare, di riflessione collettiva e di definizione di una nuova identità messicana».
Anche Massimiliano Smeriglio, assessore alla Cultura di Roma Capitale, ha evidenziato il valore dell’eredità di Rivera, ricordando il suo impegno nel riportare «l’arte alla sua funzione pubblica, civile e pedagogica», rendendola accessibile alla collettività.
Per Pietro Folena, presidente di MetaMorfosi Eventi, la storia dell’arte moderna messicana rappresenta «una straordinaria lezione di libertà», capace di trasformare «il dialogo tra mondi differenti in una sorgente inesauribile di energia culturale».
Promossa da Roma Capitale e realizzata in collaborazione con il Museo Kaluz di Città del Messico, la mostra è curata da Miguel Fernández Félix e Alberto González Torres.
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