Roma, 7 giugno 2026
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Intervista ad Alma Daddario: emancipazione femminile, teatro e il jazz di Charlie Parker

Alma Daddario racconta il suo percorso tra giornalismo, narrativa e teatro, riflettendo su diritti delle donne, stereotipi e jazz

di Redazione La Capitale - TEMPO DI LETTURA 2'
Intervista ad Alma Daddario: emancipazione femminile, teatro e il jazz di Charlie Parker

La sua scrittura si muove con straordinaria naturalezza tra prosa, saggistica e teatro. Proprio per la sua attività drammaturgica ha ricevuto importanti riconoscimenti, tra cui il Premio Stanze Segrete. Oltre ad aver collaborato intensamente con la scrittrice Dacia Maraini presso il Centro Internazionale Alberto Moravia, Alma Daddario si distingue per un profondo e costante impegno civile orientato a scardinare gli stereotipi di genere, a promuovere la parità dei diritti e a dare risonanza alle storie e alla leadership intellettuale delle donne.

Attraverso le sue opere, Alma Daddario indaga le fragilità umane, rompe i confini della scena teatrale tradizionale e riesce persino a tradurre in parole il ritmo travolgente della musica jazz.

Lei ha una solida carriera come giornalista culturale e critica teatrale, ma è anche una prolifica autrice di narrativa e drammaturgia. In che modo la disciplina del giornalismo, basata sull'osservazione della realtà, influenza il suo processo creativo quando si siede a scrivere un testo teatrale o un racconto noir?

Molti narratori nascono come giornalisti. Uno dei miei maestri di riferimento ad esempio è Dino Buzzati. E’stato giornalista di cronaca per il Corriere della Sera, e proprio dalla cronaca ha attinto ispirazione per alcuni suoi racconti. Pur orientati da fatti realmente accaduti però, ha saputo rielaborarli in maniera anche fantastica, riuscendo in questo modo a renderli universali e non solo legati alla contingenza. Per quello che riguarda lo stile narrativo, se si ha un’esperienza anche giornalistica si tende ad essere più diretti e concisi, meno letterari in senso classico. Personalmente ho sperimentato questa tendenza, e ringrazio la mia esperienza giornalistica che mi fornisce tanti spunti di ispirazione.

Nel 2021 ha pubblicato (con Paola Dei) "Uccise dal talento", un libro che indaga la fragilità e il destino tragico di 12 grandi dive, e più recentemente ha curato l'antologia di racconti "Arripizzari. Tessitrici di storie". Qual è, secondo lei, il ruolo e la responsabilità della scrittrice oggi nel far emergere e "rammendare" le storie delle donne, tra passato e contemporaneità?

E’ importante che la scrittura delle donne venga giustamente valutata, non per una questione di rivalsa, ma di equità. Soprattutto in passato, nei testi scolastici ufficiali, c’è sempre stata una predominanza maschile tra gli scrittori, sebbene abbiamo avuto autrici eccellenti come Anna Maria Ortese, Sibilla Aleramo, Alba De Cespedes, Natalia Gingzburg, che a malapena compaiono nelle antologie. E questo solo per citare alcune tra le moderne e contemporanee, perché volendo fare un excursus storico si potrebbe partire dal medioevo e oltre. C’è stata insomma una specie di “damnatio memoriae”, che ha colpito tutti i settori dell’arte creata dalle donne, non solo ha riguardato laletteratura, anche la pittura, la musica e la scienza. L’idea dell’antologia “Arripizzari”, termine che in siciliano vuol dire “ricucire, rimettere insieme, conservare”, è nata come una sorta di provocazione: una raccolta di racconti di sole scrittrici donne, viventi, ma appartenenti a generazioni e culture diverse. Alcune note, come Dacia Maraini, Susanna Schimperna, Maria Rosa Cutrufelli, altre meno. Nei secoli si è perso tanto in termini di arte e cultura femminile e si tratta di una perdita per tutta l’umanità, non solo per le donne. Sarebbe ora di recuperare.

Nelle sue opere e nel suo costante impegno culturale emerge con forza la necessità di scardinare gli stereotipi di genere e abbattere il cosiddetto "tetto di cristallo". Guardando al panorama editoriale e teatrale italiano, ritiene che le donne stiano finalmente conquistando i ruoli di vertice e la leadership artistica che meritano, o avverte ancora la presenza di quelle barriere invisibili ma resistenti che ne frenano il pieno riconoscimento professionale?

Il famoso “tetto di cristallo” è tutt’ora presente in tanti settori, anche se apparentemente, soprattutto in Occidente, sembra superato. Ci sono vertici che non si riescono ancora a raggiungere, luoghi comuni e stereotipi che imprigionano ancora la voglia di libertà e autodeterminazione delle donne. La società italiana poi rispetto a quella britannica (penso alle lotte delle suffragette per la parità di paga nel lavoro, per il diritto di voto) e ad altre società europee, è sempre stata un passo indietro. Pensiamo a quando abbiamo avuto il diritto di voto, l’accesso al divorzio, all’abolizione del “delitto d’ onore” che quasi legittimava il femminicidio. E parliamo di pochi decenni fa. E di pochi decenni fa è anche il permesso di accesso delle donne alla carriera di magistrato per esempio. Pensiamo anche al premio Nobel per la letteratura. L’Italia ne ha avuto uno solo al femminile: “Grazia Deledda”, non ha mai proposto altri nomi, sebbene degni, rispetto agli altri paesi. Quello che viene chiamato “abbattimento della quarta parete” in gergo teatrale, riguarda più che la scrittura le scelte registiche. Qualunque testo, anche classico, rappresentato in un certo modo, per esempio eliminando la distanza imposta da un palcoscenico tradizionale, può diventare più coinvolgente. E’ la magia del teatro. E’ la parola che si concretizza nei corpi degli attori, l’emozione che la vicinanzatrasmette allo spettatore. Ovvio che si può operare anche sul linguaggio, facendo in modo che rifletta in maniera più diretta e meno letteraria, il messaggio che vuole trasmettere. Ma in questo caso, è più consono parlare di regia.

La sua raccolta di testi teatrali si intitola "Oltre la quarta parete". Nella sua visione di drammaturga, come deve cambiare oggi il rapporto tra la parola scritta, l'attore sul palco e lo spettatore per riuscire ad abbattere davvero quel muro invisibile che separa la scena dalla realtà?

Leggendo la biografia di Charlie Parker, sono rimasta colpita dalla capacità creativa di questo personaggio, che pur avendovissuto un’infanzia priva di padre e povera, dovuta anche al periodo di grande recessione che l’America stava vivendo in quel periodo, è riuscito a trovare la forza grazie alla musica, percreare qualcosa che l’avrebbe reso immortale. E’ riuscito a influenzare non solo il modo di fare Jazz, ma è divenuto fonte di ispirazione di una generazione di scrittori, pittori, artisti di ogni genere. Credo nella contaminazione delle arti, nel fatto che potrebbero non esserci confini nello sperimentare la reciproca interscambiabilità. E il teatro è il contenitore ideale di tutto questo. Potrebbe essere questo il filo rosso che mi unisce a questo personaggio, oltre alla grande empatia con persone e cose.

Il suo testo teatrale "Interplay - Charlie Parker, le ali del jazz" mette in scena gli ultimi anni del genio del be-bop attraverso lo sguardo ossessivo di un giornalista che vuole carpirne i segreti. Cosa l'ha affascinata di più del contrasto tra l'immensità dell'arte di "Bird" e la drammaticità della sua vita privata, e come è riuscita a trasformare il ritmo e l'improvvisazione del jazz in un linguaggio puramente teatrale?

Interplay, che rimarrà in scena al Teatro di Documenti a Testaccio fino al 7 giugno, vede in Charlie Parker una figura che occupa un posto speciale nella lista di chi ha cambiato il corso del Jazz tradizionale. Insieme a Dizzie Gillespie è stato il maggior artefice di un linguaggio avanzato, cool e ribelle come il be-bop. La sua brillantezza solistica ha generato una serie di imitatori, che non sono mai riusciti a raggiungere il suo livello. Prima del be-bop il Jazz era diventato qualcosa di asservito all’intrattenimento, anche di un pubblico non afroamericano. Con l’avvento del be-bop le composizioni si sdoganano da questo asservimento, diventano pura espressione del sé, delle sensazioni dell’artista, nel caso di Parker nell’ascolto della natura - il volo degli uccelli per esempio - oltre che nella messa a nudo della sua anima.

Grazie Alma, per averci trasmesso l'energia e la passione che animano le sue parole, la sua creatività letteraria e le sue battaglie culturali.

È stato un vero privilegio viaggiare tra le storie delle sue protagoniste, tra le sue riflessioni sul "tetto di cristallo" e dentro il ritmo jazz di Charlie Parker. Le auguriamo il meglio per tutti i suoi prossimi progetti letterari e teatrali, sperando di ritrovarla presto con nuove storie da raccontare.

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