
Il Movimento Diritti dei Pedoni esprime «fortissima preoccupazione» per le disposizioni riguardanti i pedoni contenute nel nuovo Codice della Strada e anticipate dalla stampa. Secondo l’associazione, sarebbe particolarmente grave la previsione secondo cui, in corrispondenza degli attraversamenti pedonali, chi cammina dovrebbe assicurarsi di essere stato visto e verificare che i conducenti abbiano effettivamente arrestato i veicoli prima di attraversare. «Una precedenza che vale solo quando ci si assicura che venga rispettata, non è più una precedenza», sostiene il Movimento.
Per l’associazione, la prudenza è necessaria ed è già prevista dal Codice della Strada, ma la nuova impostazione rischierebbe di imporre proprio agli utenti più vulnerabili un ulteriore onere per proteggersi dal pericolo stradale, anziché intervenire sulle cause del rischio.
Il Movimento sottolinea in particolare il paradosso per cui, all’aumentare delle condizioni di pericolo della strada e dei comportamenti — dalle corsie multiple al traffico, passando per la scarsa visibilità dei veicoli e la velocità — aumenterebbe anche la prestazione percettiva e cognitiva richiesta dalla legge a chi è meno protetto. «Una norma del genere non esiste in nessun Paese», afferma l’associazione, secondo cui si tratterebbe di «una tutela di facciata che normalizza gli abusi e penalizza chi è più fragile».
Il Movimento contesta anche il principio alla base della nuova previsione, chiedendosi cosa accadrebbe se venisse applicato agli altri utenti della strada. «Chiunque goda della precedenza dovrebbe sempre assicurarsi che gli altri abbiano deciso di rispettarla», osserva l’associazione. In caso di incidente, inoltre, dovrebbe dimostrare di aver verificato il rispetto della precedenza per evitare una contestazione. Per il Movimento si tratterebbe di un obbligo difficilmente dimostrabile e fonte di incertezza, che sarebbe «soprattutto assurdo imporre a chi rischia di più».
Preoccupa inoltre il possibile divieto legato all’utilizzo degli smartphone. Secondo il Movimento Diritti dei Pedoni, infatti, uso del telefono e distrazione non sono necessariamente sinonimi. Un dispositivo può essere utilizzato per una chiamata vocale, per orientarsi oppure come strumento essenziale di accessibilità e, secondo l’associazione, può comunque consentire di attraversare in sicurezza, soprattutto sulle strisce. Il Movimento evidenzia inoltre che l’uso del telefono può distrarre, ma lo stesso potrebbe valere per altri comportamenti, come «camminare parlando con qualcuno, o tenere per mano e controllare un bambino».
La prudenza, ribadisce l’associazione, è già un riferimento previsto dal Codice attuale. Il Movimento guarda quindi con spirito critico a misure che, a suo giudizio, impongono ai più vulnerabili di proteggersi, rischiando di tutelare proprio chi produce il danno maggiore. Secondo l’associazione, questo rischio sarebbe particolarmente evidente in assenza di altrettante misure di deterrenza e responsabilità. Tra quelle indicate ci sono controlli efficaci e riduzione della velocità nelle città, in linea con la VisionZero, che l’Italia ha siglato.
A sostegno della propria posizione, il Movimento Diritti dei Pedoni cita i dati riportati nel Road safety thematic report – Pedestrians della Commissione europea del 2023, secondo cui l’Italia ha il più alto tasso in Europa di vittime per chilometro percorso a piedi. L’associazione cita inoltre i dati dell’Osservatorio ASAPS, secondo cui nel 2026 si registra un +10,8 per cento di pedoni investiti e uccisi rispetto allo stesso periodo del 2025. «La riforma non solo ignora ma rischia di aggravare l’emergenza per chi cammina», sostiene il Movimento.
Il Movimento Diritti dei Pedoni fa parte della consultazione ministeriale e contribuisce al lavoro collettivo di RIME – Rete Italiana Mobilità Equa, che riunisce più di 40 associazioni. L’associazione auspica quindi un intervento del Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti per modificare l’impostazione della riforma. «Auspichiamo che il MIT corregga la rotta. Il nuovo Codice intervenga per ridurre il pericolo stradale, non scarichi su chi è più vulnerabile l’obbligo di difendersi».
Per il Movimento Diritti dei Pedoni, il Codice della Strada deve essere considerato innanzitutto come uno strumento di salute pubblica. «Se attraversare diventa più incerto e camminare percepito come pericoloso, perdiamo tutti», conclude l’associazione, sottolineando le conseguenze soprattutto per bambini, anziani e persone con disabilità. Il rischio indicato è quello di una minore autonomia negli spostamenti e di città «meno vivibili e ancora più ostili».
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