
Un'inchiesta pubblicata oggi da Fanpage ha riacceso lo scontro politico su via Napoleone III, la sede storica di CasaPound occupata dal 2003. Secondo quanto documentato dalla testata, nei locali dell'immobile pubblico si sarebbe tenuto un incontro internazionale a porte chiuse organizzato da Counter-Currents, network statunitense riconducibile al nazionalismo bianco, con la partecipazione di alcuni esponenti dello stesso CasaPound. La ricostruzione, secondo Fanpage, troverebbe riscontro nelle fonti pubblicate dagli stessi organizzatori dell'evento.
La notizia ha provocato l'immediata reazione del Partito Democratico. In una nota, la capogruppo dem alla Camera Chiara Braga, insieme ai deputati eletti a Roma e nel Lazio Andrea Casu, Paolo Ciani, Michela Di Biase, Claudio Mancini, Roberto Morassut, Matteo Orfini e Patrizia Prestipino, ha definito la vicenda "gravissima e inquietante", chiedendo al ministro dell'Interno Matteo Piantedosi di fornire chiarimenti immediati.
I parlamentari dem hanno annunciato la presentazione di un'interrogazione parlamentare per accertare se il Ministero dell'Interno e le autorità competenti fossero a conoscenza dell'incontro e della presenza in Italia dei partecipanti stranieri, e per sapere quali attività di monitoraggio siano state eventualmente svolte. Nella nota si sottolinea inoltre come sia inaccettabile che un immobile pubblico occupato abusivamente possa ospitare incontri internazionali di questo tipo, chiedendo al Governo di chiarire quando intenda procedere allo sgombero della sede.
Sulla stessa linea si è espressa Marta Bonafoni, coordinatrice della Segreteria nazionale del PD con delega al Terzo Settore e all'associazionismo, secondo cui i fatti riportati da Fanpage avrebbero una gravità straordinaria. Bonafoni ha ricordato che l'immobile di via Napoleone III risulta occupato abusivamente dal 2003 da un soggetto che, a suo giudizio, opera fuori dal perimetro costituzionale, e ha parlato di un consolidamento di rapporti tra l'estrema destra italiana e circuiti suprematisti internazionali nel cuore di una città insignita della medaglia d'oro della Resistenza. Secondo l'esponente dem, occorre fare piena luce su cosa sapessero le autorità e sui controlli effettuati, ribadendo che Roma non può diventare, nelle sue parole, una "zona franca per il neofascismo".
CasaPound Italia ha respinto le accuse con una nota in cui rivendica ventitré anni di occupazione, iniziative e presenza sul territorio, sostenendo di non aver mai usufruito di finanziamenti pubblici. Il movimento ha parlato di un'ennesima speculazione mediatica, chiedendosi se la vicenda non serva a distogliere l'attenzione da altre realtà politiche, in particolare i centri sociali, verso i quali - secondo CasaPound - non verrebbero applicati gli stessi standard di attenzione e indignazione riservati al proprio movimento.
Via Napoleone III è da oltre vent'anni al centro del dibattito politico romano per la sua condizione di immobile pubblico occupato. La vicenda emersa oggi riporta la questione al centro dello scontro tra maggioranza e opposizione, con il Partito Democratico che rilancia la richiesta di sgombero e chiede al Viminale di chiarire il livello di conoscenza e monitoraggio delle attività svolte nella sede. Non sono ancora arrivate reazioni ufficiali da parte del Ministero dell'Interno.
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