Roma, 24 agosto 2026
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Zuppi ad Amatrice: «Dieci anni duri, il processo non è compiuto. Ma il peggio è alle spalle»

Il presidente della Cei ha celebrato la messa nel campo sportivo per il decennale del sisma del 2016, davanti a circa mille persone e con Giorgia Meloni in prima fila. Il richiamo alla ricostruzione ancora incompleta: «Non interessano polemiche, ma l’impegno di tutti»

di Redazione La Capitale TEMPO DI LETTURA 5'
Zuppi ad Amatrice: «Dieci anni duri, il processo non è compiuto. Ma il peggio è alle spalle»

«Sono stati dieci anni duri. Il processo non è compiuto». Nel giorno del decennale del terremoto del Centro Italia, il cardinale Matteo Zuppi ha scelto di mettere al centro della sua omelia ad Amatrice una ricostruzione che continua, ma che non ha ancora restituito completamente il paese alla sua comunità.

Il presidente della Conferenza episcopale italiana ha celebrato la messa nel campo sportivo di Amatrice, trasformato nel pomeriggio di questo lunedì per l'occasione in una chiesa all'aperto. Alla funzione hanno partecipato circa mille persone. In prima fila anche la presidente del Consiglio Giorgia Meloni, arrivata nel pomeriggio dopo la deposizione di una corona d'alloro al monumento dedicato alle vittime.

Con lei i ministri Nello Musumeci, Gianmarco Mazzi e Andrea Abodi, il commissario straordinario per la ricostruzione Guido Castelli e i presidenti delle quattro Regioni coinvolte dal sisma: Francesco Rocca per il Lazio, Francesco Acquaroli per le Marche, Marco Marsilio per l'Abruzzo e Stefania Proietti per l'Umbria.

«Amatrice non c'è più e non c'è ancora»

Zuppi ha descritto il paese come ancora sospeso tra ciò che il terremoto ha distrutto e ciò che sta lentamente tornando a esistere.

«Amatrice non c'è più e non c'è ancora», ha detto, aggiungendo che «pezzo per pezzo riappare» attraverso uno sforzo di proporzioni enormi.

Una ricostruzione che, nella lettura del cardinale, non riguarda soltanto case, strade ed edifici pubblici. «Dieci anni fa dicevamo che la ricostruzione doveva partire da dentro le persone, non soltanto dai mattoni», ha ricordato.

L'assenza di una piazza e la distanza tra gli abitanti sono diventate nell'omelia l'immagine di una comunità che deve ancora ritrovare pienamente i propri spazi. Zuppi si è detto però convinto che quella piazza «tornerà a essere piena di persone».

«C'è molto da fare, ma il peggio è alle spalle», ha sintetizzato.

L'appello alle istituzioni: «Non interessano polemiche»

Nel suo intervento il presidente della Cei ha richiamato direttamente anche le responsabilità collettive nel completamento della ricostruzione.

«Non interessano polemiche, ma l'impegno di tutti», ha detto Zuppi, indicando in primo luogo «lo Stato e le sue istituzioni», ma anche la Chiesa e la responsabilità individuale di chi può contribuire alla rinascita del territorio.

Il tema dei ritardi attraversa le commemorazioni del decennale. La ricostruzione è avanzata negli ultimi anni, ma ad Amatrice restano ancora parti del centro storico da ricostruire e opere pubbliche da completare. Nelle ore precedenti alla messa anche il presidente della Regione Lazio Francesco Rocca aveva definito proprio «la lentezza» la ferita più grande ancora aperta.

Il ricordo della notte del 24 agosto

Durante l'omelia Zuppi è tornato anche alle ore immediatamente successive alla scossa delle 3:36 del 24 agosto 2016, ricordando le testimonianze di soccorritori e sopravvissuti.

Il cardinale ha descritto una notte fatta di buio, polvere, odore di gas, urla e persone che chiedevano aiuto sotto le macerie, una condizione capace di mostrare «quanto siamo piccoli e fragili» davanti a una catastrofe.

Ad Amatrice morirono 239 persone, sulle 299 vittime complessive del terremoto che colpì anche Accumoli e Arquata del Tronto e, nei mesi successivi, un'area molto più ampia dell'Appennino centrale.

Il ricordo, ha sottolineato Zuppi, può riaprire una ferita e far tornare il dolore, ma deve anche servire a evitare la rassegnazione.

«La comunità si rigenera»

Il filo conduttore dell'omelia è stato così il passaggio dalla memoria alla ricostruzione.

Per Zuppi, tornare a costruire Amatrice significa non soltanto completare i cantieri ma ricreare relazioni, occasioni di incontro e condizioni perché le persone possano rimanere o tornare a vivere nel territorio.

«La comunità si rigenera», ha detto il presidente della Cei. Un processo che, dieci anni dopo il terremoto, resta ancora incompleto ma che per Zuppi deve continuare senza trasformare l'anniversario in un confronto sulle responsabilità del passato.

L'obiettivo indicato dal cardinale è piuttosto quello di ricostruire una città che, pur profondamente diversa da quella cancellata dalla scossa del 2016, possa tornare ad avere una vita collettiva e un futuro.

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