
Gianni Alemanno
Gianni Alemanno, ex sindaco di Roma e leader del movimento politico Indipendenza, è tornato in libertà dopo aver lasciato nella mattinata del 24 giugno il carcere romano di Rebibbia, dove era detenuto da un anno, cinque mesi e 24 giorni.
Ad accoglierlo all'esterno dell'istituto penitenziario un gruppo di sostenitori e militanti dell'area della destra politica. Al momento dell'uscita, Alemanno ha salutato i presenti prima di allontanarsi in auto.
Le prime parole dell'ex primo cittadino della Capitale sono state una rivendicazione della propria estraneità alle accuse e della propria innocenza:
«Io esco da questo carcere da innocente. Ho fatto un anno e mezzo da innocente e non dovevo stare qua».
Alemanno ha quindi rivolto dure critiche alle condizioni del sistema carcerario italiano, maturate durante il periodo trascorso a Rebibbia.
«Ho rivisto e ho conosciuto una realtà terribile che è una vergogna per la nostra Repubblica. In questo carcere la Repubblica Italiana perde la faccia per come tratta la gente, ma soprattutto perché non dà a chi se lo merita una possibilità di uscire a testa alta, di rifarsi una vita».
L'ex sindaco si è focalizzato poi sul tema del sovraffollamento delle carceri, denunciando una situazione che a suo giudizio richiede interventi urgenti.
«C'è il 140% di sovraffollamento».
Alemanno ha inoltre annunciato l'intenzione di rivolgersi al ministro della Giustizia Carlo Nordio e al Dipartimento dell'amministrazione penitenziaria.
«Scriverò al ministro Nordio e cercherò di avere un incontro al Dipartimento dell'amministrazione penitenziaria, questa situazione va risolta».
Nel lasciare Rebibbia, l'ex sindaco ha anche sostenuto che sul problema del sovraffollamento «il governo Meloni non ha fatto niente».
Riferendosi alle condizioni di vita all'interno dell'istituto penitenziario durante l'ondata di caldo che sta interessando l'Europa, ha aggiunto:
«Stanotte ha fatto un caldo allucinante come in tutta Europa, però lì non c'è nessuna possibilità di difendersi. Questa situazione fa parte di uno Stato che non funziona, di un sistema che non funziona e che bisogna profondamente cambiare».
Alemanno, 68 anni, era stato condannato in via definitiva a un anno e dieci mesi di reclusione per traffico di influenze illecite in uno dei filoni dell'inchiesta nota come «Mondo di Mezzo».
In un primo momento gli era stata concessa la misura alternativa dell'affidamento ai servizi sociali. Il 31 dicembre 2024, però, il Tribunale di sorveglianza di Roma ne dispose d'urgenza la revoca, ritenendo violate più volte le prescrizioni imposte, tra cui spostamenti non autorizzati, mancato rispetto degli orari e frequentazioni vietate. Da quel momento era stato trasferito nel carcere di Rebibbia.
Nei mesi di detenzione Alemanno ha pubblicato sui social una sorta di «diario di cella», nel quale ha raccontato la propria esperienza e le condizioni vissute all'interno degli istituti penitenziari.
Guardando al futuro, l'ex sindaco di Roma ha confermato la volontà di proseguire il proprio impegno politico accanto a Roberto Vannacci, generale ed europarlamentare.
«Il mio impegno in politica è quello di cambiare realmente e profondamente le cose. Questo è il mio impegno fino in fondo. Lo farò con Vannacci».
Alemanno ha spiegato di considerare Vannacci «la persona che rompe gli schemi e che apre una prospettiva diversa». Poco dopo l'uscita dal carcere ha inoltre annunciato che nel corso della giornata lo avrebbe incontrato.
L'uscita da Rebibbia segna così la conclusione della detenzione dell'ex sindaco e l'inizio di una nuova fase, che Alemanno intende dedicare sia alla denuncia delle condizioni del sistema penitenziario sia al rilancio della propria attività politica.
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