
Sul futuro di Spin Time è ormai scontro aperto tra la proprietà dell’immobile e Roma Capitale. Dopo il fallimento della trattativa sul cosiddetto «accordo ponte», Investire Sgr ha diffuso una nota dettagliata per spiegare le ragioni del rifiuto alla proposta del Campidoglio. Poco dopo è arrivata la replica dell’amministrazione, che contesta la ricostruzione della società e ribadisce la solidità, sia tecnica sia giuridica, del percorso prospettato. Il punto centrale resta la possibilità di utilizzare temporaneamente lo stabile di via Santa Croce in Gerusalemme, evacuato dopo l’incendio dei giorni scorsi e attualmente sottoposto a sequestro dell’Autorità giudiziaria. Roma Capitale aveva proposto di acquisire l’immobile e, nelle more del perfezionamento della compravendita, ottenere l’immissione in possesso per realizzare gli interventi necessari alla messa in sicurezza. L’obiettivo era predisporre, entro 60-90 giorni, spazi in grado di accogliere nuovamente circa 120 persone. Investire Sgr esclude però categoricamente questa possibilità. La società, che gestisce il Fondo Immobili Pubblici proprietario dello stabile, sostiene che non sussistano «le condizioni di legalità e di sicurezza necessarie per un utilizzo, anche solo temporaneo, dell’immobile».
Nella nota, Investire Sgr sottolinea innanzitutto la propria natura di società di gestione del risparmio. «Non è una società immobiliare che opera con capitali propri», precisa, ma un soggetto che gestisce patrimoni di terzi, prevalentemente enti di previdenza e compagnie assicurative. Per questo, sostiene la società, è obbligata ad amministrare il patrimonio «nel rigoroso rispetto della normativa di settore» e «nell’esclusivo interesse dei partecipanti del Fondo». È sulla base di questi vincoli che la Sgr afferma di non poter accettare l’immissione in possesso dell’immobile da parte del Comune prima della cessione. Le valutazioni effettuate dai consulenti tecnici e legali avrebbero infatti confermato che «non è possibile aderire a soluzioni ponte che prevedano l’utilizzo dell’immobile prima della sua cessione», anche perché una simile scelta esporrebbe la società e i suoi amministratori, secondo la ricostruzione della proprietà, a «rilevanti responsabilità civili e penali».
Investire Sgr ripercorre inoltre i tredici anni di occupazione dello stabile, sostenendo di avere agito attraverso gli strumenti previsti dalla legge per ottenere il ripristino della legalità e il rientro in possesso dell’immobile, mantenendo nel tempo il confronto con le istituzioni e le autorità competenti. A complicare ulteriormente il quadro, secondo la società, è stato l’incendio che ha provocato l’evacuazione dell’edificio e il successivo sequestro da parte dell’Autorità giudiziaria. A seguito del sopralluogo del 5 agosto, sostiene Investire Sgr, sarebbero emerse condizioni manutentive e di sicurezza tali da imporre «la massima prudenza», con rischi legati a possibili incidenti, nuovi incendi e all’esposizione a materiali nocivi. Per la proprietà, dunque, lo stato dell’edificio «non è tale da consentire di ripristinare in tempi brevi le condizioni di sicurezza e agibilità occorrenti per poterlo utilizzare per fini abitativi» senza esporre la proprietà alle relative responsabilità.
Roma Capitale contesta però questa impostazione. In una nota diffusa oggi, l’amministrazione precisa che la propria proposta non prevedeva il rientro immediato degli occupanti nello stabile, ma un percorso articolato in più fasi. Il Comune si sarebbe impegnato ad acquistare l’immobile e, contestualmente, a stipulare un accordo transitorio per consentire l’esecuzione di tutti gli interventi necessari alla messa in sicurezza dell’edificio e degli impianti, compresi quelli indicati dai Vigili del Fuoco. «L’utilizzo degli spazi sarebbe avvenuto dopo l’esecuzione delle opere necessarie e sulla base delle attestazioni rilasciate dai tecnici competenti», precisa il Campidoglio. Secondo Roma Capitale, inoltre, i propri tecnici, dopo il sopralluogo effettuato nei giorni scorsi, avrebbero escluso «la presenza di criticità strutturali tali da impedire questo percorso». Le valutazioni, formalizzate e sottoscritte dai responsabili di due Dipartimenti capitolini, avrebbero indicato la possibilità di predisporre, una volta completati gli interventi e ottenute le necessarie certificazioni, spazi sicuri per circa 120 persone entro 60-90 giorni. È quindi proprio sul diverso giudizio tecnico sull’immobile che si concentra uno dei principali punti di contrasto tra le due parti.
Anche sul piano giuridico il Comune respinge le obiezioni della proprietà. Secondo Roma Capitale, l’accordo sarebbe stato costruito su basi giuridiche solide e avrebbe previsto che, con l’immissione in possesso, la posizione di garanzia legata all’utilizzo e alla gestione dell’immobile fosse assunta dall’amministrazione in qualità di soggetto utilizzatore. Il Campidoglio richiama in particolare l’articolo 40, comma 2, del Codice penale e la giurisprudenza citata dai propri uffici, oltre all’articolo 27 della Costituzione sulla personalità della responsabilità penale. L’obiettivo, secondo il Comune, era trasferire concretamente all’amministrazione le responsabilità connesse alla disponibilità e alla gestione del bene.
Nonostante il braccio di ferro sulla soluzione transitoria, le due parti non sembrano escludere del tutto un’operazione di vendita. Investire Sgr ribadisce la propria disponibilità «a proseguire il dialogo e la collaborazione con l’amministrazione comunale» qualora Roma Capitale compia i passaggi amministrativi necessari per formulare una proposta d’acquisto impegnativa, a valori di mercato, da sottoporre agli organi deliberanti della società. Anche il Campidoglio conferma che, dopo il rifiuto della proposta transitoria, farà richiesta all’Agenzia delle Entrate di una stima dell’immobile ai fini di un eventuale acquisto. La procedura, però, richiederà tempi più lunghi: è proprio per accelerare la soluzione dell’emergenza che Roma Capitale aveva proposto l’accordo ponte. Sul fronte dell’emergenza abitativa, nel frattempo, il Comune ha avviato la ricerca di sistemazioni alternative per le persone rimaste fuori dallo stabile. L’obiettivo annunciato è garantire soluzioni temporanee dignitose, con particolare attenzione alle famiglie e alle persone fragili, mentre prosegue il percorso per l’assegnazione degli alloggi popolari a chi ne ha diritto. Investire Sgr, da parte sua, fa sapere di avere già stanziato risorse economiche per aiutare le persone più fragili che occupavano l’immobile a trovare una soluzione abitativa temporanea, pur sottolineando di non avere responsabilità nella gestione dell’emergenza abitativa conseguente all’evacuazione. La partita, dunque, non è definitivamente chiusa sul piano dell’eventuale acquisizione dello stabile. Ma sul rientro degli occupanti prima della cessione il muro resta, almeno per ora, invalicabile: la proprietà richiama i vincoli di sicurezza e responsabilità, mentre il Comune continua a sostenere che il percorso proposto avrebbe consentito di mettere in sicurezza l’edificio e riaprire una parte degli spazi in tempi relativamente brevi.
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