Roma, 9 maggio 2026
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Leone XIV, un anno dopo: le tre immagini che raccontano il pontificato del Papa «dell’unità»

Un anno fa l’elezione di Papa Leone XIV apriva una nuova stagione per la Chiesa cattolica. Nel primo anniversario del pontificato, a La Capitale l’analisi del vaticanista Andrea Gagliarducci

di Gianluca Dodero - TEMPO DI LETTURA 4'
Leone XIV saluta la folla in Piazza San Pietro (Fonte: Vatican News)

Leone XIV saluta la folla in Piazza San Pietro (Fonte: Vatican News)

Nel giorno del primo anniversario dell’elezione, il cardinale vicario Baldassare Reina ha ricordato il cammino del Pontefice sottolineando come Leone XIV abbia saputo «guidare la Chiesa con fermezza evangelica, spirito di servizio e attenzione agli ultimi», richiamando l’importanza di un pontificato orientato all’unità e alla missione.

Dalla lettura offerta in esclusiva a La Capitale da Andrea Gagliarducci, emerge il profilo di questo primo anno di pontificato attraverso l’utilizzo di tre immagini.

L'anello del pescatore

«La prima immagine del pontificato di Leone XIV è il momento in cui riceve l’anello del pescatore, nella Messa di inizio pontificato il 18 maggio 2025. Leone XIV si è fermato a guardare l’anello, in un momento di commozione e di comprensione dell’incarico che gli era stato affidato».
«Quel momento ha detto molto della personalità del Papa: un uomo che si affida a Dio, che vive per la Chiesa e che ha accettato proprio per servire la Chiesa».

Gli appelli per la pace

«La seconda immagine è in realtà una sequenza di immagini. Ovvero, gli oltre 400 appelli per la pace, fuori da Palazzo Barberini a Castel Gandolfo, nelle udienze generali e dopo gli Angelus, con fermezza e coerenza».
«E sì, si possono definire in un’immagine, che è la veglia di preghiera per la pace in San Pietro, lo scorso 11 aprile».

I prigionieri a Bata

«E la terza immagine è quella del Papa con i prigionieri a Bata, in Guinea Equatoriale. Un momento commovente, ricordato anche dallo stesso Papa, che ha dato un senso profondo alla presenza del Papa e, in generale, a tutti i viaggi papali. Il Papa va là dove c’è bisogno di Dio».

Il lavoro di Leone XIV

«Leone XIV è tornato ai simboli, ha dato un peso all’istituzione – porta la mozzetta rossa, la mantellina a mezza spalla che Papa Francesco non aveva mai voluto; è tornato a vivere nel Palazzo Apostolico Vaticano – ma non è un Papa che vive in una torre d’avorio».
«È un frate, che sente la comunità. Dal punto di vista del governo, ha introdotto l’abitudine di convocare un concistoro, riunione di tutti i cardinali, per discutere di grandi temi almeno una volta ogni sei mesi».
«Dal punto di vista delle riforme, sta attendendo e valutando, e ha fatto pochi spostamenti curiali di rilievo, senza mai creare grandi tensioni».
«Dal punto di vista pastorale, ha cominciato un’attività costante – oggi è a Pompei, sarà poi alla Sapienza a Roma, a Pavia e Como, a Lampedusa, in Spagna, senza considerare altri viaggi internazionali che si aggiungeranno nell’anno, come la Francia e forse anche l’America Latina, ed è stato in Africa per un viaggio lunghissimo – e ci si aspetta che continuerà con questa politica di presenza, che era poi la politica che aveva quando era generale degli Agostiniani».

Un pontificato fatto di equilibrio

«È un pontificato che finora sta cercando un’unità all’interno della Chiesa».
«Non concederà sulle questioni dottrinali – il no alla benedizione delle coppie irregolari in Germania è stato netto, motivato proprio dalla necessità di mantenere un’unità – ma non sarà un Papa tradizionalista».
«Non lo può essere per generazione. È il primo Papa che non era sacerdote durante il Concilio Vaticano II».

In questi dodici mesi Leone XIV ha dunque costruito un pontificato fatto di equilibrio tra tradizione e presenza pastorale, recuperando simboli istituzionali senza rinunciare alla dimensione missionaria e vicina alle periferie. Un Papa che, almeno finora, sembra voler tenere insieme sensibilità diverse dentro la Chiesa, evitando rotture e puntando sulla ricomposizione.

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