Roma, 21 aprile 2026
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Un anno senza Papa Francesco, il ricordo delle istituzioni e l’eredità che continua a vivere

Nel primo anniversario della morte di Papa Francesco, il ricordo delle istituzioni italiane e le parole di Papa Leone XIV rilanciano il messaggio contro disuguaglianze, guerre e esclusione

di Edoardo Iacolucci - TEMPO DI LETTURA 3'
Papa Francesco (Vatican News)

Papa Francesco (Vatican News)

Ad un anno dalla scomparsa di Papa Francesco, l’Italia e la comunità internazionale ne celebrano la memoria attraverso parole, gesti e iniziative che ne testimoniano un’eredità ancora vive. Istituzioni, politica e società civile ricordano un pontificato «indelebile».

«È trascorso un anno dalla scomparsa dell’amatissimo Papa Francesco - ricorda il presidente della Repubblica Sergio Mattarella - e il popolo italiano custodisce con affetto e gratitudine la memoria della sua figura e del suo insegnamento». Nel suo intervento, il capo dello Stato sottolinea come «il suo pontificato» abbia «attraversato stagioni difficili della vita internazionale» e «lasciato un’impronta indelebile nella storia dell’umanità».

Il legame con l’Italia e il valore della vicinanza

Mattarella richiama poi anche il rapporto tra il Pontefice e le istituzioni italiane, ricordando che «nei confronti della Repubblica e delle sue istituzioni ha manifestato una costante vicinanza». Un legame rafforzato nei momenti più critici, come durante la pandemia, quando «la sua preghiera sul sagrato della Basilica, in una piazza San Pietro deserta, è stata, per il mondo intero, voce dell’umanità».

Un ricordo personale che per il Presidente è «patrimonio prezioso», fatto di rapporti «sobri e profondi».

Le parole di Papa Leone XIV: «No a un’economia che esclude»

Nel giorno dell’anniversario, anche Papa Leone XIV richiama con forza il messaggio del suo predecessore. Durante un discorso in Guinea equatoriale, il Pontefice afferma che «la rapidissima evoluzione tecnologica cui stiamo assistendo ha accelerato una speculazione connessa al bisogno di materie prime».

Poi il richiamo diretto all’insegnamento di Francesco: «Oggi dobbiamo dire no a un’economia dell’esclusione e della inequità. Questa economia uccide». Un passaggio che ribadisce l’attualità di una denuncia sociale che resta centrale nel dibattito globale.

Dalla politica alla società civile, un’eredità concreta

Il vicepremier Antonio Tajani ricorda «il suo pontificato nel segno del dialogo, della solidarietà e dell’attenzione verso gli ultimi», definendolo «l’esempio di una fede vissuta con umanità e coraggio».

Dalla Campidoglio, il sindaco Roberto Gualtieri esprime «un pensiero commosso» e tiene a ricordare: «Papa Francesco ci manca moltissimo, ma sentiamo vivo il suo insegnamento», puntando il faro sul suo «magistero di fede, pace e speranza».

Anche dalle istituzioni locali arriva un richiamo alla responsabilità. Simona Baldassarre parla di «magistero profondamente umano e universale» e sottolinea come «nessuna società può dirsi giusta se lascia indietro qualcuno». Un insegnamento che, secondo l’assessore, «non è memoria statica, ma una chiamata viva alla responsabilità».

Il gesto concreto: la donazione al Pastificio Futuro

Accanto alle parole, emerge anche un segno tangibile dell’attenzione di Papa Francesco verso i più giovani e le realtà sociali. Prima di morire, il Pontefice ha destinato 200 mila euro al Pastificio Futuro, progetto impegnato nell’inclusione e nel sostegno dei ragazzi detenuti di Casal del Marmo. Nel ricordo diffuso a un anno dalla sua scomparsa si legge: «Grazie per aver pensato alle nostre giovani ragazze e ai nostri giovani ragazzi. Per non averli lasciati soli mai, fino alle fine. E per aver dato una luce che illumina la strada che va verso il Futuro». Un gesto questo, che sintetizza in modo concreto quella attenzione agli ultimi e alle nuove generazioni che ha attraversato tutto il suo pontificato.

Segni concreti: dall’annullo filatelico allo sport per la pace

Le celebrazioni assumono anche forme simboliche. Le Poste vaticane hanno realizzato un annullo speciale con il volto del Pontefice e la dicitura «Primo anniversario del Dies natalis di Papa Francesco (2013-2025)».

Ma l’eredità di Francesco vive anche nello sport, da lui amato. L’iniziativa «We Play for Peace» ricorda il ruolo della «Partita per la Pace», evento che ha unito atleti e religioni diverse nel segno della fraternità. Più di 150 campioni e oltre un miliardo di persone raggiunte testimoniano la portata globale del messaggio: «La Partita per la Pace, promossa da Papa Francesco, è stato il primo evento sportivo e interreligioso che ha riunito giocatori e leader di diverse religioni e credenze, per trasmettere i valori universali di pace, solidarietà e fratellanza tra i popoli. Tutte e tre le edizioni della partita si sono svolte allo Stadio Olimpico di Roma, nel 2014, 2016 e 2022» ricorda in una nota We Play For Peace.

Un’eredità che continua a vivere nel presente

A distanza di un anno, il tratto distintivo del pontificato di Papa Francesco resta la capacità di parlare a tutti. Il richiamo alla dignità della persona, alla giustizia sociale e alla pace continua a essere rilanciato in un mondo attraversato da sempre più conflitti e disuguaglianze.

Il suo insegnamento non appartiene quindi al passato ma rappresenta una guida concreta per il futuro. Un’eredità che chiede coerenza, responsabilità ed esercizio quotidiano.

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