
Il cardinale Pierbattista Pizzaballa durante la veglia pasquale nella basilica del Santo Sepolcro (Vn)
Non è solo un conflitto regionale, ma «il sintomo di una crisi molto più profonda». È la lettura offerta da Pierbattista Pizzaballa, guida della Chiesa cattolica in Terra Santa, che in una lunga lettera pastorale analizza la situazione in Medio Oriente e le sue implicazioni globali.
Il documento, diffuso a Gerusalemme e pubblicato anche in un volume in uscita l’11 maggio per Libreria Editrice Vaticana, rappresenta una riflessione articolata sulla «vocazione della Chiesa in Terra Santa» e sul contesto internazionale segnato da crescenti tensioni.
Nel testo, il Patriarca denuncia un cambiamento radicale nel modo in cui i conflitti vengono percepiti e condotti. Secondo Pizzaballa, «la guerra è diventata oggetto di un culto idolatra» e non è più vista come extrema ratio, ma come uno strumento che «agisce come fine a se stessa».
Ancora più netta la denuncia sul ruolo delle vittime civili: «i civili non sono più considerati vittime collaterali, ma diventano danni da imputare alla mancata resa del nemico o strumenti funzionali al raggiungimento del proprio scopo». Un passaggio che evidenzia la disumanizzazione crescente nei teatri di guerra.
Al centro della riflessione anche la trasformazione degli equilibri globali. Pizzaballa osserva che alcune potenze, un tempo garanti dell’ordine internazionale, «rivelano oggi un volto diverso» e scelgono le proprie alleanze «non in base alla giustizia, ma in base ai propri interessi strategici ed economici».
Un cambio di paradigma che, secondo il cardinale, contribuisce alla «debolezza del sistema multilaterale» e alimenta un clima di instabilità diffusa. Il Patriarca critica inoltre il ruolo delle istituzioni, definite «spettatrici silenziose e impotenti» di fronte al nuovo disordine mondiale.
Nella lettera emerge anche una riflessione sulle responsabilità nei conflitti. Pizzaballa sottolinea che «le responsabilità sono diverse» e che riconoscerle «è un atto di rispetto verso la giustizia e la verità».
Pur evitando una gerarchia della sofferenza, il Patriarca distingue chiaramente tra le parti:
«esiste una differenza tra chi esercita il potere e chi lo subisce, tra chi governa e chi è governato, tra chi possiede le armi e chi ne è minacciato, tra chi occupa e chi è occupato».
La riflessione del cardinale confluirà nel volume «Tornarono a Gerusalemme con grande gioia», che raccoglie la lettera pastorale e sarà disponibile dall’11 maggio. Il ricavato delle vendite sarà destinato alle opere del Patriarcato Latino di Gerusalemme, attivo in Israele, Palestina, Giordania e Cipro.
L’obiettivo del testo, nelle parole dello stesso autore, è «offrire una parola più articolata e una riflessione più compiuta» per affrontare una crisi che, pur partendo dal Medio Oriente, riguarda l’intero equilibrio globale.
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