Roma, 16 aprile 2026
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Lavori in nero, blitz della finanza in 5 ristoranti tra Roma e Milano: scoperti 500 lavoratori irregolari

Oltre allo sfruttamento della manodopera dei camerieri, il meccanismo serviva ad alimentare una massiccia evasione fiscale

di Redazione La Capitale - TEMPO DI LETTURA 2'
Lavori in nero, blitz della finanza in 5 ristoranti tra Roma e Milano: scoperti 500 lavoratori irregolari

Un'indagine della finanza ha portato alla luce un sistema di frode basato su un sistema di frode radicato nel settore della ristorazione tra la Capitale e Milano. I controlli hanno portato al sequestro di tre società e cinque ristoranti situati in zone di lusso delle due città, facendo emergere un sommerso da centinaia di dipendenti.

Al centro dell'indagine c'era una cosiddetta società serbatoio. Una ditta che esisteva solo sulla carta e non aveva una vera sede o attrezzature. Questa entità assumeva formalmente i dipendenti per poi «girarli» ai ristoranti, tra cui diversi noti «all you can eat».

In questo modo, i veri titolari dei locali evitavano di pagare i contributi e le tasse, utilizzando ben 500 lavoratori irregolari. I contratti sono stati dichiarati nulli dai finanzieri, che hanno scoperto come i camerieri e i cuochi lavorassero in realtà direttamente per i ristoranti della movida.

La frode fiscale e l’evasione dei contributi

Il sistema non serviva solo a gestire i camerieri in modo irregolare, ma anche a generare un massiccio risparmio fiscale illecito. Attraverso l’emissione di fatture fittizie da parte della società fantasma, le imprese coinvolte riuscivano ad abbattere l’IVA e le imposte dirette, per una frode complessiva stimata in circa 4 milioni di euro. A questo si aggiunge l’omesso versamento di ritenute e contributi previdenziali per un valore di circa 2 milioni di euro, danneggiando direttamente i diritti previdenziali dei lavoratori impiegati.

Le accuse di bancarotta e il sequestro dei locali

Oltre allo sfruttamento del lavoro, è emerso un secondo filone legato alla bancarotta fraudolenta. Tre società che gestivano cinque ristoranti in zone di pregio a Roma, per non pagare debiti che superavano i 2 milioni di euro.

Cedevano per finta l’attività a nuovi soggetti complici, che ricominciavano da zero senza ereditare i vecchi debiti con il Fisco e i fornitori. Un meccanismo studiato a tavolino per sparire lasciando i creditori a bocca asciutta.

Per evitare che i dipendenti finiscano in mezzo a una strada, l’Autorità Giudiziaria ha deciso di non mettere i sigilli definitivi. Le quote delle società e i cinque ristoranti sono stati sequestrati, ma la gestione è passata a un amministratore giudiziario.

Questo significa che i locali resteranno aperti e continueranno a lavorare, ma sotto il controllo dello Stato, garantendo così che i lavoratori vengano pagati regolarmente e che le tasse siano finalmente versate secondo la legge.

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