Roma, 29 maggio 2026
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I nuovi sentieri in Caffarella e la perplessità del Comitato: «Si costruiscono in aree protette, serio disturbo alla fauna»

Inviata una lettera per chiarimenti. L'assessorato: il percorso si inserirà in un intervento più ampio di valorizzazione paesaggistica e rinaturalizzazione

di Giacomo Zito - TEMPO DI LETTURA 7'
L'area umida della Caffarella (foto di Gianluigi Servolini)

L'area umida della Caffarella (foto di Gianluigi Servolini)

La rivoluzione per l’accessibilità e la cura del Parco della Caffarella, parte del Parco Regionale dell’Appia Antica, sta sollevando alcuni malumori tra chi quell’area verde la protegge da decenni. Al centro dei timori ci sono due nuovi sentieri promossi dall’Ente Parco Appia Antica, in un caso, e dal Comune, dall’altro, che secondo il Comitato per il Parco della Caffarella rischierebbero di intaccare aree particolarmente fragili per il mantenimento dell’ecosistema.

Da questa considerazione è nata una lettera inviata dal Comitato alla direzione dell’Ente Parco e al Dipartimento Ambiente di Roma Capitale, per chiedere chiarimenti e sollecitare un confronto. Il tutto nel rispetto del motto che, per oltre 40 anni, ha caratterizzato l’azione del Comitato e accompagnato il lavoro di tutela e rinaturalizzazione dell’area: «La Caffarella meno la si tocca e meglio è».

I due percorsi al centro della lettera

La nuova mobilitazione riguarda in particolare due tracciati. Il primo è il "Sentiero di Fondovalle", inserito tra gli interventi in via di realizzazione da parte dell’Ente Parco. Secondo il Comitato, il percorso «rasenta l’area umida della Caffarella», una zona indicata come particolarmente delicata dal punto di vista naturalistico.

Nella lettera viene ricordato che nell’area sono state censite 132 specie di uccelli, tra stanziali e migranti, oltre alla presenza di tassi, istrici, volpi e altre specie. Il passaggio continuo di visitatori, ciclisti e cani si teme possa provocare un impatto significativo su una porzione del parco che il Comitato considera ad alta protezione.

Il secondo tracciato riguarda invece un intervento promosso dal Dipartimento Ambiente di Roma Capitale. Si tratterebbe di un sentiero pedonale-ciclabile più a sud, oltre l’Almone, collegato al più ampio programma di riqualificazione e apertura di aree finora non pienamente fruibili.

Su questo punto, però, il Comitato lamenta l’assenza di una mappa pubblica dettagliata. Proprio la mancanza di un tracciato ufficiale ha portato l’associazione a ipotizzarne il percorso, confrontandolo con quello già indicato dall’Ente Parco.

Il timore del Comitato: due sentieri quasi paralleli

Secondo il Comitato, se l’ipotesi formulata sulla base delle informazioni disponibili fosse corretta, nella Caffarella potrebbero essere realizzati due sentieri in aree considerate ad elevata protezione: uno a ridosso dell’area umida, nell’ambito del progetto dell’Ente Parco, e un altro lungo la riva sinistra dell’Almone, collegato al progetto comunale già finanziato.

Da qui la richiesta di evitare duplicazioni e di arrivare a una scelta condivisa. Nella lettera, il Comitato sostiene che, se un sentiero deve essere realizzato, dovrebbe essere individuato quello più distante dall’area umida e dunque meno impattante sull’ambiente.

La preoccupazione non riguarda quindi la fruizione del parco in sé, ma il rischio che nuovi percorsi possano modificare equilibri naturali ritenuti fragili. Il Comitato chiede per questo che il Dipartimento Ambiente renda pubblica la propria ipotesi progettuale e che si apra un confronto tra Comune, Ente Parco e cittadini, prima di procedere con interventi destinati a incidere su una zona sensibile.

Il chiarimento dell’assessorato

Dall’assessorato arriva una ricostruzione diversa dell’intervento previsto. La procedura per la risposta alla lettera è in corso e a giorni verrà recapitata. Intanto, però, è possibile avere qualche anticipazione. Il progetto, viene spiegato, riguarda una riqualificazione ambientale lungo l’argine, con l’obiettivo di migliorare sia la fruibilità sia la conservazione dell’area.

Il percorso si inserirà in un intervento più ampio di valorizzazione paesaggistica e rinaturalizzazione, pensato per rendere l’area accessibile nel rispetto dell’ecosistema e delle funzioni già presenti, come il pascolo e l’oasi naturalistica.

Il nuovo tracciato lungo il fiume avrà una larghezza di tre metri e sarà realizzato con materiali biocompatibili. In alcune zone sarà collocato vicino all’argine, dove la vegetazione è più bassa e consente una maggiore visuale sulle aree circostanti. In altri tratti, invece, dove la vegetazione è più alta, il percorso si allontanerà dall’argine.

L’obiettivo indicato dall’assessorato è preservare le fasce di vegetazione più fitta, considerate importanti per la biodiversità perché offrono rifugio, nutrimento e condizioni favorevoli alla presenza di numerose specie animali e vegetali.

Gli altri interventi nella Caffarella

La discussione sui sentieri si inserisce in una fase più ampia di interventi sulla Caffarella. Tra le novità più rilevanti c’è l’attivazione del nuovo ingresso alla valle da via Cilicia, attraverso il ponte sopra la linea ferroviaria.

Dopo la donazione del terreno, avvenuta nel 2023, l’Ente Parco aveva già condiviso con i cittadini l’intenzione di aprire questo accesso. Finora, però, l’ingresso era stato utilizzato soltanto in via sperimentale durante alcuni weekend, perché erano necessari interventi di adeguamento e sistemazione.

La conclusione dei lavori è prevista entro la fine di giugno. A quel punto dovrebbe essere disponibile un cancello pedonale sempre aperto, utilizzabile anche conducendo la bicicletta a mano. L’area sarà dotata anche di sedute, tavoli e di un vialetto circolare.

Nel quadro degli interventi rientra anche il progetto di fruizione della cosiddetta Caffarelletta, area che un tempo faceva parte del suburbio romano e che conserva la memoria della fascia di vigne e orti situata appena fuori dalle mura.

Sono previsti inoltre interventi di sistemazione del fondo di alcuni tratti dei sentieri tra gli ingressi di via Centuripe e via Macedonia, con possibili chiusure temporanee durante l’esecuzione dei lavori. Nei prossimi mesi è prevista anche la sistemazione del sentiero che, attraversando Parco Scott, collegherà via Cristoforo Colombo all’Appia Antica.

Il monito all’amministrazione: accessibilità non diventi consumo del parco

Il punto, però, resta politico e ambientale insieme: come rendere più accessibile la Caffarella senza trasformarla in qualcosa di diverso da ciò che è. È questo il monito che attraversa la lettera del Comitato e che, negli ultimi giorni, è circolato anche tra molti frequentatori del parco e nei gruppi di quartiere grazie a un post molto condiviso a firma di Gianluigi Servolini.

La richiesta rivolta all’amministrazione è di non trattare la Caffarella come un semplice spazio urbano da attraversare, attrezzare o rendere più funzionale. Il parco, secondo questa impostazione, non è un vuoto da riempire con percorsi, servizi e nuove direttrici di passaggio, ma un equilibrio fragile tra natura, archeologia, campagna romana e frequentazione umana.

Da qui la richiesta di trasparenza sui progetti, di confronto con cittadini, comitati e realtà che da anni seguono l’evoluzione dell’area, e soprattutto di limiti chiari. Perché la fruizione, è il senso della preoccupazione sollevata, non può diventare consumo del paesaggio; l’accessibilità non può tradursi in un aumento incontrollato dei flussi; la valorizzazione non può essere usata come formula neutra per giustificare qualsiasi trasformazione.

Chi pone domande, sottolineano i frequentatori più attenti del parco, non chiede l’immobilismo e non si oppone alla manutenzione. Chiede piuttosto che ogni intervento sia valutato in base all’impatto reale su un luogo che deve la sua forza proprio alla sua diversità rispetto agli altri parchi urbani.

La Caffarella, è il senso dell’appello, non ha bisogno di essere snaturata per essere amata. È amata perché conserva ancora un’idea di Roma fatta di memoria, paesaggio, silenzio e appartenenza. Ed è per questo che, prima di procedere con nuove opere, la richiesta all’amministrazione è una sola: ascoltare, chiarire e garantire che la tutela resti il criterio principale di ogni intervento.

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