
La musica italiana perde uno dei suoi interpreti più eleganti e riconoscibili. Peppino di Capri, all’anagrafe Giuseppe Faiella, è morto sabato 11 luglio nella sua Capri, a Villa Castiglione, dove viveva da tempo. Aveva 86 anni e tra pochi giorni, il 27 luglio, avrebbe compiuto 87 anni. I funerali saranno celebrati domenica 12 luglio nella chiesa di Santo Stefano, affacciata sulla celebre Piazzetta dell’isola.
Con lui scompare un protagonista assoluto della canzone italiana, capace di attraversare epoche e generazioni senza perdere la propria identità artistica. Tra i tanti capitoli della sua carriera ce n’è uno che lega in modo speciale il suo nome a Roma: l’apertura dello storico concerto dei Beatles nella Capitale.
È il 1965, uno dei picchi di consacrazione dei Beatles. È l’anno di Penny Lane e Michelle ma anche di Help! e Strawberry Fields ma soprattutto di Yesterday. Ed è proprio scrivendo delle gesta di ieri che ricordiamo uno dei pochi artisti a testimoniare in diretta la storia: Peppino di Capri e i suoi Rockers ebbe il privilegio di aprire il concerto dei quattro di Liverpool all’Adriano per la loro unica tournée italiana.
Anche il pubblico romano ebbe l’occasione di assistere a quella serata diventata un simbolo degli anni Sessanta. Prima che John Lennon, Paul McCartney, George Harrison e Ringo Starr conquistassero il palco, fu il musicista campano a scaldare l’atmosfera davanti a migliaia di spettatori.
Per un artista italiano dell’epoca si trattò di un riconoscimento importante. Peppino di Capri era già molto popolare grazie ai suoi successi, ma condividere un evento con il gruppo che stava rivoluzionando la musica mondiale confermò il prestigio raggiunto anche oltre i confini della tradizione melodica italiana.
Nel corso della sua lunga carriera Roma è stata una tappa costante. La Capitale ha ospitato numerose sue esibizioni nei teatri, nelle trasmissioni televisive e negli eventi musicali che hanno segnato la storia dello spettacolo italiano.
Uno dei momenti più significativi arrivò nel 1991, quando Roma fu sede dell’Eurovision Song Contest. In quell’occasione Peppino di Capri rappresentò l’Italia con Comme è ddoce ’o mare, scegliendo di portare sul palco europeo una canzone in lingua napoletana. Una scelta che ribadì il forte legame con le proprie radici e la volontà di valorizzare la tradizione musicale del Sud anche davanti a un pubblico internazionale.
Negli anni, inoltre, la sua voce è rimasta una presenza costante nelle emittenti radiofoniche e nei programmi televisivi realizzati nella Capitale, contribuendo a renderlo uno degli artisti più familiari per il pubblico romano.
Nato il 27 luglio 1939 a Capri, Giuseppe Faiella iniziò a suonare il pianoforte fin da bambino, dimostrando un talento precoce che lo avrebbe accompagnato per tutta la vita.
Alla fine degli anni Cinquanta fondò i Rockers, formazione con cui iniziò a fondere la tradizione della canzone napoletana con le influenze del rock and roll che stavano arrivando dagli Stati Uniti. Da quel momento la sua carriera decollò rapidamente.
Negli anni successivi arrivarono alcuni dei brani destinati a entrare nella storia della musica italiana, come Champagne, Roberta, Nun è peccato e Un grande amore e niente più, canzoni che ancora oggi continuano a essere trasmesse e reinterpretate.
Il suo rapporto con il Festival di Sanremo fu altrettanto importante: partecipò numerose volte alla manifestazione, conquistando due vittorie che contribuirono a consolidarne il successo.
Con la scomparsa di Peppino di Capri si chiude una pagina importante della musica italiana, ma resta un repertorio che continua ad attraversare le generazioni.
La sua capacità di unire melodie immediate, eleganza interpretativa e sonorità moderne per il suo tempo ha reso le sue canzoni parte della memoria collettiva del Paese.
Roma, che lo ha visto protagonista in alcuni dei momenti più significativi della sua carriera, conserverà anche il ricordo di quella storica serata del 1965, quando prima dell’arrivo dei Beatles fu proprio Peppino di Capri a inaugurare uno degli appuntamenti musicali più celebri e storici mai ospitati nella Capitale. Un episodio che ancora oggi racconta il prestigio raggiunto da un artista capace di lasciare un segno indelebile nella storia della musica italiana.
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