Roma, 29 maggio 2026
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Caldo, il report Enea: negli ultimi i romani hanno sofferto le alte temperature per più di tre mesi all’anno, più di quanto raccontato dalle allerte ufficiali

Non è solo una sensazione. Una ricerca scientifica conferma che a Roma il disagio per il caldo opprimente all'aperto può durare fino a due mesi consecutivi

di Anita Armenise - TEMPO DI LETTURA 2'
Caldo, il report Enea: negli ultimi i romani hanno sofferto le alte temperature per più di tre mesi all’anno, più di quanto raccontato dalle allerte ufficiali

Quando arriva l'estate a Roma, è ormai noto, si soffre. Ma c'è una differenza tra una classica «ondata di calore» passeggera e il senso di oppressione che perdura per mesi. A spiegare la situazione ci ha pensato un nuovo studio condotto da ENEA, Sapienza Università di Roma e SERCO Italia SpA, pubblicato sulla rivista Atmosphere.

I dati raccontano che nella Capitale le persone sono esposte a un forte stress termico all'aperto anche per oltre 100 giorni all'anno. In pratica più di tre mesi passati a boccheggiare.

Non solo «ondate di calore»

Il fulcro della ricerca, che ha analizzato i mesi da maggio a settembre tra il 2018 e il 2023, sta in un malinteso comune. Spesso si pensa che il disagio inizi e finisca con i calderoni meteo dei telegiornali ma gli scienziati hanno incrociato i dati di due storiche stazioni meteo del centro (Collegio Romano e via Boncompagni) scoprendo che lo stress termico dura molto più a lungo.

Se è vero che nei giorni di ondata di calore si soffre sempre, non è vero il contrario. Nel 2018, ad esempio, solo il 60% dei giorni di stress termico rientrava in un'ondata di calore ufficiale. Nel 2022 la percentuale è crollata addirittura al 40%. Significa che per la maggior parte del tempo abbiamo percepito un caldo soffocante anche senza bollini rossi ministeriali.

I numeri di un'estate infinita

I ricercatori hanno evidenziato come gli episodi di stress termico abbiano superato i tre mesi complessivi in ben quattro dei sei anni analizzati (2018, 2019, 2021 e 2022), non scendendo mai sotto i due mesi negli anni rimanenti.

Il caso più eclatante è il 2019. In quell'anno la meteorologia ufficiale non ha registrato nessuna vera e propria ondata di calore estremo. Eppure, i romani hanno vissuto ben 99 giorni di disagio termico all'aperto. Le ondate di calore tradizionali durano in genere tra i 9 e i 26 giorni consecutivi. Lo stress termico reale, invece, può paralizzare la città da 25 fino a ben 65 giorni di fila. Nel triennio più nero (2021-2023), le temperature minime notturne hanno raggiunto picchi di 28 °C nel 2023, mentre le massime hanno toccato i 40,5 °C nel 2022.

Il termometro delle nostre sensazioni: l'indice MOCI

Per calcolare questi dati sono stati usati indici bioclimatici, in particolare il MOCI (Mediterranean Outdoor Comfort Index). Si tratta di uno strumento tarato proprio sulle specificità del nostro clima mediterraneo.

Il MOCI non si limita a guardare i gradi sul termometro dell'auto, ma trasforma le sensazioni soggettive di caldo e freddo in numeri (da -3 per il freddo polare a +3 per il caldo estremo). Per farlo, unisce i dati fisici reali — temperatura dell'aria, umidità, vento e radiazione solare — ai questionari riempiti direttamente dai cittadini romani durante le loro attività all'aperto.

Oltre la temperatura: serve un nuovo modello

Il problema principale evidenziato dallo studio è che la sanità e la protezione civile definiscono il rischio quasi esclusivamente in base alla temperatura dell'aria. Ma l'Italia, e in particolare il bacino del Mediterraneo, è un vero e proprio «hot-spot» del cambiamento climatico, dove l'afa e la radiazione solare amplificano tutto. Se a questo aggiungiamo le nostre città cementificate, l'elevata densità abitativa e un'età media della popolazione piuttosto avanzata, il mix diventa esplosivo.

La sfida per il futuro dell'urbanistica e della salute pubblica è chiara: come ricorda la ricercatrice Serena Falasca, è fondamentale ampliare il concetto di ondata di calore, superando il riferimento alla sola temperatura e includendo tutti gli altri fattori che determinano il benessere sul nostro corpo.

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