Roma, 28 maggio 2026
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Nuova aggressione al Pertini, il sindacato delle guardie giurate: «Nei pronto soccorso più a rischio serve più personale»

Dopo l’episodio avvenuto nell’area triage dell’ospedale romano, il Sindacato Autonomo Vigilanza chiede un tavolo con la Regione Lazio per rafforzare i presidi di vigilanza nelle strutture più esposte

di Giacomo Zito - TEMPO DI LETTURA 7'
Nuova aggressione al Pertini, il sindacato delle guardie giurate: «Nei pronto soccorso più a rischio serve più personale»

Momenti di paura al pronto soccorso dell’ospedale Sandro Pertini di Roma, dove nel pomeriggio di ieri un uomo, dopo essere stato visitato, avrebbe prima insultato e minacciato di morte il personale presente e poi aggredito fisicamente un infermiere, colpendolo più volte al volto.

L’episodio, avvenuto nell’area del triage, avrebbe provocato una situazione di panico nella sala di accoglienza del pronto soccorso, con agitazione tra i presenti e l’interruzione temporanea del servizio di assistenza sanitaria.

Secondo quanto ricostruito dal SAV, l’infermiere aggredito avrebbe riportato traumi facciali con una prognosi superiore ai dieci giorni. Ferite anche alcune guardie giurate intervenute per contenere l’uomo, con prognosi di almeno cinque giorni.

L’aggressore è stato poi bloccato fino all’arrivo dei carabinieri, che lo hanno arrestato e preso in custodia. Sul posto sarebbero intervenute le radiomobili e i militari delle stazioni di Piazza Bologna e Santa Maria del Soccorso.

L’intervento delle guardie giurate

A ricostruire l’accaduto è Demetrio Alessandrini, segretario provinciale di Roma del SAV Guardie Giurate, Sindacato Autonomo Vigilanza.

Secondo Alessandrini, la situazione sarebbe iniziata con un primo momento di forte agitazione da parte dell’uomo. Dopo una prima richiesta di supporto, le guardie giurate sarebbero riuscite a riportare la calma, almeno in apparenza.

Poco dopo, però, sarebbe stato necessario un secondo intervento, quando l’uomo avrebbe colpito l’infermiere con dei pugni e rivolto minacce di morte sia al personale sanitario sia agli operatori della vigilanza.

Le guardie giurate presenti sono quindi riuscite a immobilizzarlo e ad attendere l’arrivo dei carabinieri, intervenuti nel giro di pochi minuti.

Per il SAV, l’episodio riapre il tema del numero di guardie giurate presenti nei pronto soccorso, soprattutto nei presidi considerati più esposti al rischio di aggressioni.

«Una sola unità non è sufficiente»

Dopo quanto avvenuto al Pertini, il sindacato chiede l’apertura di un tavolo tecnico con le istituzioni e con la Regione Lazio per discutere il rafforzamento del personale di vigilanza nei pronto soccorso più a rischio.

«Attualmente il presidio è composto da una sola unità presente al pronto soccorso e secondo noi questo non è sufficiente dal punto di vista della tutela dei sanitari e dei pazienti stessi», spiega Alessandrini. «Chiediamo almeno una doppia unità nel triage, per avere un maggiore rafforzamento e anche dispositivi che possano aumentare la tutela, come le bodycam».

Il nodo principale, secondo il SAV, riguarda dunque la presenza stabile di più operatori nelle aree maggiormente esposte. «Ogni volta bisogna ricorrere all’ausilio dei colleghi in supporto, che sono comunque all’interno dell’ospedale», aggiunge Alessandrini, allungando quindi i tempi di intervento e di deterrenza delle emergenze.

Le richieste nel documento del SAV

La richiesta di un tavolo con la Regione Lazio si inserisce in un documento più ampio firmato da CONFSAL e SAV, dedicato alle aggressioni in ambito ospedaliero.

Nel testo i sindacati chiedono che la sicurezza negli ospedali venga organizzata a partire da una valutazione reale del rischio, e non solo da criteri economici. Da questa valutazione, dovrebbe derivare anche l’aumento delle guardie particolari giurate nei presidi più esposti, tenendo conto delle aree a maggiore criticità, delle fasce orarie più a rischio e dei flussi di accesso.

Il documento richiama inoltre la necessità di dotazioni operative come bodycam, giubbotti antitaglio e guanti protettivi, insieme a percorsi di formazione sulla gestione delle tensioni e sulla de-escalation. Tra le proposte compaiono anche spazi sicuri per gli eventi critici e supporto psicologico periodico per il personale più esposto.

«Le unità vanno decise in base al rischio»

Alessandrini ricorda che alcune strutture ospedaliere hanno già una doppia unità di vigilanza, mentre in altri casi la scelta dipende dalle singole aziende sanitarie.

Per questo il SAV chiede che la valutazione non sia affidata soltanto a criteri organizzativi o economici, ma tenga conto del rischio effettivo dei diversi presidi.

«Una volta fatta la valutazione del rischio su determinati siti, si devono attuare le conseguenti unità in base al rischio e non soltanto su una procedura economica», afferma il segretario provinciale. «È una garanzia non solo per gli operatori di sicurezza, ma anche per i pazienti, gli infermieri e il personale sanitario».

La richiesta del sindacato è dunque quella di un confronto istituzionale per stabilire dotazioni e presenze adeguate al livello di rischio dei singoli presidi.

«Noi tuteliamo, ma dobbiamo avere anche gli strumenti e la possibilità di poter tutelare al meglio», conclude Alessandrini.

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