Roma, 1 settembre 2026
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A Gyirong oltre 2mila soccorritori cercano i dispersi dopo l’alluvione al confine con il Nepal

Sul posto vengono utilizzati anche sistemi laser basati sull’intelligenza artificiale per controllare il rischio di nuove frane e cadute di massi

di Redazione La Capitale TEMPO DI LETTURA 4'
Un sistema laser con IA monitora il rischio di nuove frane a Gyirong. Foto: Xinhua/Jigme Dorje

Un sistema laser con IA monitora il rischio di nuove frane a Gyirong. Foto: Xinhua/Jigme Dorje

Oltre 2mila soccorritori continuano a cercare i dispersi a Gyirong, sul versante cinese del confine con il Nepal, dopo la catastrofe che il 26 agosto ha investito le vallate himalayane sui due lati della frontiera.

Le fotografie diffuse da Xinhua il 30 agosto mostrano le squadre impegnate tra fango, rocce e infrastrutture distrutte nella contea di Gyirong, nella Regione autonoma del Tibet. In alcune aree vengono utilizzati anche dispositivi di monitoraggio laser collegati a sistemi di intelligenza artificiale, impiegati per individuare in tempo reale movimenti del terreno, nuove frane e cadute di massi che potrebbero mettere in pericolo i soccorritori.

Secondo l'ultimo bilancio diffuso dalle autorità regionali cinesi, sul versante di Gyirong risultavano 16 persone morte e 546 disperse alla sera del 29 agosto. Le operazioni di ricerca stanno proseguendo in un'area particolarmente difficile da raggiungere per l'altitudine, la conformazione delle vallate e l'instabilità del terreno.

La catastrofe è partita dal versante nepalese

Le immagini di Gyirong si riferiscono alla stessa emergenza che nei giorni scorsi ha provocato devastazioni anche in Nepal.

Secondo la ricostruzione delle autorità cinesi, la mattina del 26 agosto una massa di ghiaccio e rocce si è staccata ad alta quota sul versante nepalese dell'Himalaya, innescando una gigantesca colata di fango e detriti. Il materiale ha percorso rapidamente le vallate fino a raggiungere il valico di Gyirong, uno dei principali punti di collegamento terrestre tra Cina e Nepal.

Xinhua riferisce che il distacco si sarebbe verificato a circa 5.200 metri di quota e che la massa, precipitando verso valle, avrebbe alimentato una colata capace di percorrere circa 22 chilometri prima di raggiungere il territorio cinese. Nell'area del valico circa 0,7 chilometri quadrati sono stati investiti e 27 edifici, insieme alle relative strutture, sono stati distrutti.

Sul lato nepalese l'evento ha contemporaneamente provocato una vasta alluvione, travolgendo centri abitati, strade, ponti e impianti idroelettrici. La catastrofe ha quindi interessato un unico sistema di vallate che attraversa la frontiera, con operazioni di soccorso ancora in corso in entrambi i Paesi.

Più di 2mila persone impegnate nelle ricerche

Sul versante cinese sono stati mobilitati 2.141 soccorritori, insieme a mezzi per la rimozione delle macerie e squadre specializzate nella valutazione dei rischi geologici. Le attività comprendono la ricerca dei dispersi, la riapertura delle strade, il controllo delle pendici e il ripristino delle infrastrutture necessarie a raggiungere le zone più colpite.

Xinhua riferisce inoltre l'impiego di 269 mezzi di soccorso e quasi 4mila attrezzature, mentre le squadre hanno già perlustrato circa 90mila metri quadrati di territorio.

Una delle difficoltà maggiori resta proprio l'accesso al valico. La colata ha distrutto o ricoperto diversi tratti stradali e i soccorritori hanno dovuto procedere progressivamente nella rimozione di fango e detriti per consentire l'arrivo dei mezzi più pesanti.

Laser e intelligenza artificiale per controllare le montagne

A rendere più complesso il lavoro è il rischio di eventi secondari. Le pareti delle vallate rimangono instabili e pioggia, caduta di massi o nuovi movimenti del terreno potrebbero provocare altre frane.

Per questo alcune squadre specializzate stanno utilizzando strumenti laser basati sull'intelligenza artificiale, capaci di monitorare continuamente le superfici circostanti e segnalare variazioni potenzialmente pericolose.

Sono state installate anche stazioni meteorologiche portatili e vengono impiegati dati satellitari e sistemi di osservazione da remoto per valutare i danni alle strade e agli edifici e controllare l'evoluzione delle aree più instabili.

Fonte: agenzia Xinhua

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