
Il restauro in corso nelle grotte di Mogao (Fonte: agenzia Xinhua)
Ai margini del deserto del Gobi, dove per secoli transitavano mercanti, pellegrini e viaggiatori lungo la Via della Seta, la conservazione di uno dei maggiori patrimoni di arte buddhista al mondo è diventata anche una sfida tecnologica. Nelle grotte di Mogao, a Dunhuang, restauratori e ricercatori lavorano per proteggere dipinti murali e sculture dall'azione della sabbia, dal deterioramento e dalle variazioni ambientali.
Secondo i dati raccolti dall'Accademia di Dunhuang e diffusi da Xinhua, gli interventi adottati negli ultimi decenni hanno permesso di ridurre di oltre l'80 per cento il volume di sabbia rilevato nell'area delle grotte.
Un risultato ottenuto combinando tecniche tradizionali di restauro, sistemi di controllo della desertificazione, monitoraggio continuo e digitalizzazione delle opere.
Le grotte si trovano nei pressi dell'antica città-oasi di Dunhuang, nella provincia del Gansu, in un punto che ebbe un ruolo centrale negli scambi culturali e commerciali lungo la Via della Seta.
Il complesso, inserito dal 1987 nella lista del Patrimonio mondiale dell'Unesco, conserva oggi 492 grotte, circa 45mila metri quadrati di pitture murali e più di duemila sculture dipinte. Le prime cavità risalgono al IV secolo e il sito documenta circa mille anni di sviluppo dell'arte buddhista, con influenze provenienti dalla Cina, dall'Asia centrale e dall'India.
La posizione che ne favorì lo sviluppo è però anche una delle principali fonti di vulnerabilità. Il vento trasporta infatti sabbia dal deserto circostante verso le pareti rocciose e gli ingressi delle grotte, mentre umidità, sali e variazioni climatiche possono contribuire al deterioramento delle superfici dipinte.
L'approccio seguito dall'Accademia di Dunhuang punta sempre di più sulla conservazione preventiva.
Shui Biwen, vice direttrice del Centro per i servizi tecnici di conservazione dei reperti culturali dell'Accademia, ha spiegato a Xinhua che è stato costruito un sistema che comprende controlli periodici delle condizioni ambientali e manutenzione quotidiana.
L'obiettivo è intervenire prima che i fenomeni di degrado rendano necessari restauri più invasivi. Anche l'Unesco indica il monitoraggio in tempo reale e la prevenzione tra gli elementi centrali del modello di gestione sviluppato a Mogao.
La ricerca continua inoltre sulle caratteristiche fisiche dei dipinti. Studi recenti hanno analizzato, ad esempio, materiali, pigmenti e tecniche di doratura utilizzati in specifiche grotte, così da individuare metodi di conservazione compatibili con le opere originali.
Una parte del lavoro si svolge fuori dalle grotte.
Da anni nell'area vengono utilizzati sistemi destinati a limitare il trasporto della sabbia attraverso il vento, affiancando barriere fisiche e interventi sulla vegetazione. Già nei rapporti inviati all'Unesco figurano la realizzazione di fasce vegetali e altre misure per ridurre l'erosione provocata dalle correnti cariche di sabbia.
Secondo Zhang Zhengmo, vice direttore del Centro di monitoraggio delle grotte di Mogao, i dati raccolti sul posto indicano che, dopo l'introduzione del sistema complessivo di protezione, la quantità di sabbia nell'area monitorata è diminuita di oltre l'80 per cento.
Il dato non significa che sia scomparso il problema della desertificazione, ma misura l'effetto delle protezioni adottate intorno al sito.
Alla protezione fisica si affianca infine la conservazione digitale. Dipinti e altri elementi delle grotte vengono acquisiti e documentati attraverso tecnologie che permettono di conservarne una riproduzione ad alta definizione e di studiarli limitando, quando possibile, l'esposizione degli originali.
La digitalizzazione è ormai parte integrante della strategia di Dunhuang. L'Unesco cita l'utilizzo delle tecnologie digitali sia per documentare il patrimonio sia per renderlo accessibile al pubblico senza aumentare eccessivamente la pressione sulle grotte.
Nel deserto del Gobi, quindi, la tutela di un patrimonio nato più di 1.600 anni fa passa oggi attraverso un equilibrio tra restauro artigianale, ricerca scientifica, gestione dell'ambiente e strumenti digitali.
Fonte: agenzia Xinhua
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