Roma, 25 giugno 2026

Giulio Cesare, dopo la «lista degli stupri» parla la comunità dei genitori: «Un gesto che ci riguarda tutti»

Liceo Giulio Cesare: dopo la ‘lista degli stupri’ nei bagni della scuola, i genitori intervengono con una lettera forte letta in tutte le classi.

di Redazione La Capitale TEMPO DI LETTURA 2'
Giulio Cesare, dopo la «lista degli stupri» parla la comunità dei genitori: «Un gesto che ci riguarda tutti»

Una scuola scossa, una comunità ferita e una lettera che vuole essere insieme una denuncia e un abbraccio. Dopo il ritrovamento, nei bagni del liceo Giulio Cesare di Roma, della cosiddetta «lista degli stupri» con i nomi di otto studentesse e uno studente, i genitori degli alunni hanno deciso di intervenire in modo netto e pubblico. Lunedì, il loro messaggio verrà letto in tutte le classi come un atto simbolico per dire che ciò che è accaduto non è un fatto minore, ma una ferita collettiva.

La lettera che interpella direttamente gli autori

Il testo, firmato da «una madre e un padre, due che non si voltano dall’altra parte», si rivolge direttamente a chi ha tracciato quei nomi sui muri.

Non sappiamo chi siete, ma sappiamo cosa avete fatto.

La lettera non indulge a toni inquisitori, ma chiama le cose per nome. Quella lista non è una goliardata, ma una forma di violenza.

Non le avete viste come persone, ma come bersagli

La lettera affonda il colpo su ciò che più spaventa le famiglie: la disumanizzazione.

Il problema non è quello che avete scritto di loro, ma quello che rivela di voi.

Il gesto è descritto come un riflesso di un potere che scivola via, un modo antico di riportare soprattutto le ragazze al loro corpo oggettificato.

Poi l’invito a mettersi nei panni degli altri: che effetto farebbe leggere in quella lista il nome di una sorella, di una compagna, di qualcuno che si ama? L’obiettivo è smontare l’illusione che si tratti di qualcosa di innocuo.

Una scuola che non vuole normalizzare la violenza

Il caso ha avuto risonanza nazionale e ha spinto il Ministero dell’Istruzione ad annunciare verifiche e provvedimenti. Ma, nel frattempo, la prima risposta concreta arriva proprio dalla scuola: studenti, docenti e genitori scelgono di trasformare lo shock in un’occasione di confronto e responsabilità.

La comunità del Giulio Cesare non intende lasciar correre. Quei nomi, scrivono i genitori, rappresentano simbolicamente tutti gli studenti e le studentesse. Nessuno deve sentirsi colpito da solo, e nessuno deve pensare che un gesto del genere possa essere cancellato con una risata o un silenzio.

L’appello finale: «Ora tocca a voi»

La conclusione è un invito duro ma aperto, rivolto a chi ha scritto quella lista e chiamato a uscire dall’anonimato, ad assumersi la responsabilità di ciò che ha fatto e, soprattutto, a scegliere chi vuole diventare.

Non c’è spirito punitivo, ma educativo.

Ora sta a voi decidere se continuare su quella strada o diventare qualcosa di migliore.

Perché la violenza non mette a tacere le voci, le amplifica. E questa volta tutta la scuola le ha sentite.


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