Roma, 24 giugno 2026
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Dentro il carcere di Regina Coeli l’arte è uno strumento di reinserimento: il laboratorio «Storie Brevi» per i detenuti

Nel carcere di Regina Coeli, a Roma, il laboratorio artistico «Storie Brevi» guidato dalla pittrice Laura Federici offre ai detenuti uno spazio di espressione, creatività e reinserimento sociale attraverso arte e narrazione.

di Edoardo Iacolucci - TEMPO DI LETTURA 3'
Dentro il carcere di Regina Coeli l’arte è uno strumento di reinserimento: il laboratorio «Storie Brevi» per i detenuti

Pennelli, cartoncini e pennarelli. Dentro il carcere di Regina Coeli, a Roma, ogni giovedì la biblioteca dell’istituto si trasforma in uno spazio di creatività e confronto. Qui la pittrice Laura Federici conduce «Storie Brevi», un laboratorio artistico e narrativo rivolto ai detenuti, nato con l’obiettivo di favorire l’espressione personale e sostenere percorsi di reinserimento sociale attraverso l’arte.

In una realtà complessa come quella di Regina Coeli, storica struttura nata come convento e successivamente convertita in carcere, gli spazi destinati alle attività educative e culturali sono limitati. La situazione è resa ancora più delicata dalla funzione dell’istituto, destinato in larga parte alla custodia cautelare, con un continuo ricambio della popolazione detenuta che rende difficile costruire percorsi stabili nel tempo.

Il progetto «Storie Brevi»

Il laboratorio ideato da Laura Federici, artista e pittrice impegnata - oltre il suo percorso artistico - da anni in attività culturali e sociali, vede la narrazione come punto di partenza per stimolare riflessione e creatività e arrivare al disegno, ad una visione. Attraverso racconti, letteratura, cinema e giochi creativi, i partecipanti sono invitati a rielaborare ricordi personali e trasformarli in nuove storie in cui parole e simboli si scambino funzione.

«L'obiettivo è attraverso la narrazione toccare dei momenti, dei ricordi e trovare il modo per, a partire dal ricordo, reinventare una storia nuova».

Federici racconta come il percorso abbia attraversato diversi linguaggi espressivi.

«Abbiamo girato intorno al mondo delle favole, del cinema, della letteratura, portando dei testi dai quali poi i ragazzi hanno estratto piccole frasi, parole e a partire da quelli, anche attraverso un gioco, attraverso il gioco dei dadi abbiamo costruito delle piccole storie».

Il lavoro collettivo rappresenta uno degli aspetti centrali dell’esperienza. Ogni partecipante contribuisce infatti alla costruzione dei racconti degli altri, dando vita a percorsi narrativi imprevedibili.

«Ognuno è intervenuto sulla storia dell'altro e le storie così hanno preso una direzione inaspettata, inattesa e a volte geniale».

L’arte come spazio di libertà

Per alcune ore alla settimana, il laboratorio offre ai detenuti un’occasione per allontanarsi dalla routine carceraria e trovare uno spazio di ascolto e confronto. Disegno, pittura e scrittura diventano strumenti per raccontare emozioni, paure, speranze e desideri. Trasformano un semplice foglio bianco in un mezzo di espressione personale.

L’iniziativa si inserisce in un più ampio percorso di attività volte al reinserimento sociale, sostenuto dalla direttrice di Regina Coeli, Claudia Clementi, dirigente dell’amministrazione penitenziaria alla guida dell’istituto romano, e dagli operatori che quotidianamente lavorano all’interno della struttura.

Lo sguardo oltre le sbarre

L’esperienza vissuta all’interno del carcere ha modificato anche la percezione della stessa Federici, che racconta come le aspettative iniziali siano state smentite dal contatto diretto con i detenuti:

«La prima volta che sono entrata a Regina Coeli pensavo di trovare un mondo diverso da quello esterno e mi spaventava molto. In realtà ho trovato persone come noi, come tutti e questo, anzi molto ricche».

Un’esperienza che continua a lasciare interrogativi e riflessioni.

«Questo mi fa una mega domanda, mi lascia con un interrogativo ogni volta che li saluto o che torno».

L'amicizia, la simpatia e la genuinità dei rapporti che si instaurano durante gli incontri, animano l'atmosfera di questo particolare laboratorio:

«Io in realtà - spiega Laura Federici - mi sento in una scuola, in una classe qualsiasi».

In un contesto spesso raccontato solo attraverso numeri e cronaca giudiziaria, iniziative come «Storie Brevi» sono l'esempio concreto di come l’arte possa diventare uno strumento di dialogo, crescita personale e costruzione di nuove prospettive per il futuro.

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