
Un’immersione nelle acque dell’Area Marina Protetta di Bergeggi, in Liguria, per lanciare un messaggio in difesa del Mediterraneo. È l’iniziativa che vede protagonista Alessia Zecchini, atleta romana e campionessa mondiale di apnea, che ha partecipato a una campagna promossa da Greenpeace Italia e Blue Marine Foundation per chiedere una maggiore tutela dei mari italiani.
Nel video diffuso dalle due organizzazioni il 24 giugno, Zecchini nuota tra branchi di saraghi, cernie e corvine presenti nell’area protetta e si immerge in profondità fino a raggiungere un cartello adagiato sul fondale. Il messaggio è chiaro: «Non serve andare più a fondo, serve fermarsi in tempo. Proteggiamo il 30% del mare entro il 2030».
L’atleta ha spiegato le ragioni del suo impegno a favore della conservazione marina.
«È arrivato il momento di fare qualcosa di più per il nostro mare, ampliare i luoghi in cui i pesci e le altre specie marine possano sentirsi davvero protetti e riprodursi, sanzionare chi viola le leggi e regolamentare la pesca».
Zecchini ha poi ricordato i cambiamenti osservati nel corso degli anni lungo le coste italiane.
«Quando ero molto piccola c’erano pesci un po’ ovunque, oggi si vedono solo a ridosso delle aree marine protette mentre vicino alla costa non c’è quasi più niente. Il mare mi ha insegnato tantissimo, in primis ad avere rispetto per me stessa e per tutti gli esseri viventi. Credo che anche le istituzioni dovrebbero prendere a cuore il mare e difenderlo, perché è parte integrante del nostro Paese. Lui ne ha tanto bisogno e anche noi».
Secondo le stime diffuse da Greenpeace, in Italia soltanto l’1% del mare è oggi sottoposto a misure di tutela considerate efficaci. La percentuale si riduce ulteriormente allo 0,04% se si considerano le aree in cui ogni attività, compresa la pesca, è completamente vietata.
Numeri che evidenziano la distanza dall’obiettivo internazionale noto come 30x30, che punta a proteggere almeno il 30% dei mari entro il 2030. Per raggiungere questo traguardo, l’Italia dovrebbe introdurre misure di conservazione su ulteriori 102 mila chilometri quadrati di superficie marina, pari a circa 14.500 chilometri quadrati all’anno da qui alla fine del decennio.
Per contribuire al raggiungimento di questo obiettivo, Greenpeace Italia e Blue Marine Foundation hanno avviato nel 2025 il progetto «AMPower». L’iniziativa punta all’ampliamento e alla rizonizzazione delle Aree Marine Protette italiane e a una gestione più efficace dei siti Natura 2000, individuati dall’Unione europea per la presenza di habitat e specie da tutelare.
Al progetto hanno già aderito le Aree Marine Protette di Bergeggi, Torre Guaceto, Asinara e Punta Campanella. Sono inoltre in corso interlocuzioni con le Aree Marine Protette di Porto Cesareo e Ventotene. Il programma comprende attività di monitoraggio scientifico e momenti di confronto con il Ministero dell’Ambiente e le Regioni.
Valentina Di Miccoli, esponente della campagna Mare di Greenpeace Italia, ha sottolineato la fragilità dell’ecosistema mediterraneo e la necessità di accelerare gli interventi di protezione.
«Il mar Mediterraneo ospita habitat preziosissimi e una straordinaria ricchezza di biodiversità, ma è anche uno dei mari più sfruttati dalla pesca, e subisce fortemente gli effetti del cambiamento climatico e dell’inquinamento».
Di Miccoli ha evidenziato anche il ruolo strategico delle Aree Marine Protette nel percorso verso l’obiettivo 2030.
«Finalmente anche nel nostro Paese si inizia a lavorare sui progetti di ampliamento delle Aree Marine Protette e sul loro ruolo nella gestione dei Sic. Supportare le Amp in questo processo, chiedendo anche adeguati finanziamenti agli enti preposti, è essenziale per prevenire il collasso della biodiversità del Mediterraneo e proteggere il 30% della sua superficie entro il 2030».
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