Roma, 27 febbraio 2026
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Violenza di genere e minori, in Campidoglio gli studenti protagonisti della chiusura del congresso

In Aula Giulio Cesare il lavoro dei liceali del Seraphicum sul bullismo. Iadeluca: «Non basta reprimere, serve una coscienza sociale»

di Giacomo ZitoULTIMO AGGIORNAMENTO 1 ore fa - TEMPO DI LETTURA 5'
La presentazione degli studenti dell'Istituto Seraphicum in Aula Giulio Cesare (La Capitale)

La presentazione degli studenti dell'Istituto Seraphicum in Aula Giulio Cesare (La Capitale)

Sono stati i ragazzi dell’Istituto Seraphicum tra gli ultimi a intervenire, in Aula Giulio Cesare, per la terza e ultima giornata del congresso “Le dinamiche della violenza di genere. Il problema dei minori autori e vittime di reato”, promosso da Città metropolitana di Roma Capitale e Pontificia Academia Mariana Internationalis presso la Santa Sede, con la collaborazione della Fondazione Movimento Bambino Onlus e del Centro di Ricerca e Studi Universitari Armando Curcio.

Il congresso e la visione integrata sulla violenza di genere

Un congresso che, nei tre giorni di lavori tra Palazzo Valentini e Campidoglio, ha visto la partecipazione del prefetto di Roma Lamberto Giannini, del questore Roberto Massucci, della senatrice Flavia Simona Malpezzi, di consiglieri metropolitani e capitolini, magistrati, accademici ed esponenti delle forze dell’ordine, in un confronto che ha coinvolto circa sessanta relatori.

Al centro, il fenomeno della violenza di genere quando a esercitarla o subirla sono minorenni, affrontato con un’impostazione volutamente sistemica: giuridica, psicologica, sociologica, educativa.

Proprio questa visione integrata è stata richiamata anche nel saluto istituzionale di apertura dal consigliere metropolitano Mariano Angelucci, che aveva parlato di «un dramma nel dramma», sottolineando la necessità di rafforzare le reti territoriali e il dialogo tra magistratura, forze dell’ordine, mondo accademico e operatori sociali affinché dall’analisi possano nascere proposte concrete e realmente incisive.

Il lavoro degli studenti del Seraphicum

In questo contesto si inserisce il lavoro presentato dagli studenti del Seraphicum, accompagnati in Aula dal professore Angelo Pappalardo. I ragazzi hanno illustrato i risultati di un questionario svolto all’interno dell’istituto, costruito attraverso interviste tra pari secondo un modello sociologico, per indagare la percezione del bullismo, del cyberbullismo e delle dinamiche di esclusione. Hanno parlato con il linguaggio dei loro coetanei, cercando di definire cosa sia il bullismo oggi e come possa essere riconosciuto e contrastato.

Dalle loro riflessioni sono emerse richieste precise: più spazi di confronto nelle scuole, maggiore ascolto, presenza stabile di psicologi come punto di riferimento interno all’istituto, facilmente accessibile e prontamente reperibile. Un intervento che ha mantenuto alta l’attenzione in sala e che si inserisce in un percorso avviato da anni all’interno della scuola.

«Questo nasce da un lungo percorso programmato con i docenti», ha spiegato il professor Fabio Iadeluca, accademico pontificio e coordinatore dei Dipartimenti e Osservatori della Pontificia Academia Mariana Internationalis. Dopo lezioni dedicate alla “propagazione degli anticorpi della cultura e della giustizia” e dopo seminari sui temi della violenza di genere, i ragazzi hanno costruito un lavoro che, secondo Iadeluca, «ha inquadrato il fenomeno, le insidie di ogni reato, sia in senso generale sia in senso stretto».

Il bilancio del congresso

Nel bilancio dei tre giorni, Iadeluca ha insistito sulla necessità di non limitare il contrasto alla sola dimensione repressiva. «Questi fenomeni non si battono solo con le leggi e con l’intervento della magistratura e delle forze dell’ordine. Quando intervengono loro, significa che la situazione è degenerata. Bisogna prevenire prima e costruire una coscienza sociale». Una coscienza che, ha aggiunto, si traduce nel non «girare la faccia dall’altra parte», ma nel farsi carico delle situazioni di fragilità.

La richiesta di una maggiore presenza di psicologi nelle scuole, emersa con forza dalle testimonianze degli studenti, è stata indicata come un passaggio significativo: «Avere uno psicologo all’interno della struttura scolastica, prontamente reperibile, come punto di riferimento per parlare e comprendere queste problematiche, è fondamentale».

La continuazione del percorso

L’attenzione al tema non si esaurisce con la chiusura del congresso. La Pontificia Academia Mariana Internationalis, insieme a Roma Città Metropolitana e Roma Capitale, ha già avviato un protocollo d’intesa per la legalità che prevede pubblicazioni, seminari e incontri continuativi con gli studenti, con il coinvolgimento di magistrati, psicologi, docenti e rappresentanti delle forze dell’ordine.

Un percorso che punta a rafforzare la presenza nelle scuole e a consolidare un approccio sistemico alla prevenzione, nella consapevolezza che la risposta al fenomeno richiede un’azione coordinata tra istituzioni, mondo educativo e società civile.

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