
Il costo dell’abitare pesa sempre di più sui redditi dei lavoratori romani. Secondo CNA Roma, dal 2019 l’affitto medio di un appartamento di 70 metri quadrati nella Capitale è passato da 980 a 1.340 euro al mese, con un aumento del 36,7%. Nello stesso periodo, le retribuzioni nette sono cresciute soltanto dell’11%.
Oggi, sempre secondo i dati diffusi dall’associazione, l’affitto assorbe mediamente il 55,8% dello stipendio netto. Roma si colloca così al quinto posto in Italia per incidenza del costo della casa sui redditi da lavoro, alla pari con Venezia e dietro soltanto a Milano, Firenze e Bologna.
Per sostenere un affitto medio, un lavoratore romano deve destinare ogni anno l’equivalente di 6,7 mensilità di stipendio. Un dato che, per CNA Roma, non riguarda soltanto la qualità della vita delle famiglie, ma anche la competitività del sistema produttivo locale.
«I dati confermano che il costo dell’abitare è diventato una delle principali emergenze economiche della Capitale», ha sottolineato Giordano Rapaccioni, segretario di CNA Roma, ricordando che «oggi a Roma oltre la metà dello stipendio netto medio viene assorbita dall’affitto».
Secondo Rapaccioni, questa situazione incide «direttamente sulla qualità della vita delle famiglie ma anche sulla capacità delle imprese di trovare lavoratori e competenze». Il rischio, ha aggiunto, «è quello di una città sempre meno accessibile per giovani, dipendenti, lavoratori autonomi e nuovi imprenditori».
Per CNA Roma la Capitale vive una contraddizione: è uno dei principali poli economici, universitari e turistici del Paese, ma proprio questa attrattività alimenta una pressione abitativa che rischia di limitarne lo sviluppo futuro.
«Per CNA Roma servono politiche strutturali che aumentino l’offerta di alloggi a canoni sostenibili, favoriscano il recupero del patrimonio immobiliare inutilizzato e accompagnino i processi di rigenerazione urbana», ha spiegato Rapaccioni, secondo cui «garantire il diritto all’abitare significa sostenere il lavoro, l’impresa, la competitività e la questione sociale delle nostre comunità».
La questione abitativa, secondo CNA Roma, rischia di pesare in modo particolare sui settori che rappresentano l’ossatura dell’economia romana: artigianato, commercio, turismo, servizi alla persona, cultura e professioni.
L’aumento dei costi non ostacola solo la mobilità professionale. Spinge lavoratori e famiglie verso aree sempre più periferiche, aumenta tempi e costi degli spostamenti e rende più complesso il ricambio generazionale nelle imprese.
Per questo il caro affitti viene indicato dall’associazione come un nodo economico oltre che sociale: una variabile in grado di incidere sulla capacità della città di attrarre studenti universitari, giovani professionisti, lavoratori qualificati e nuove attività.
Per l'attuale giunta comunale, le questioni sollevate dalla CNA Roma non sono una novità. Tra le ultime iniziative volte al pieno sviluppo del Piano di edilizia residenziale sociale è l'accordo firmato da Roma Capitale con la Banca europea per gli investimenti (BEI) per ricevere assistenza tecnica gratuita nella progettazione di un Fondo per l’Abitare Accessibile.
Nuovi alloggi di edilizia popolare e canoni calmierati è anche l'obiettivo del nuovo Piano casa varato dal Governo Meloni, che per la Regione Lazio - come spiegato dall'assessore alle Politiche abitative Pasquale Ciacciarelli - porterà a compimento l’azione di riqualificazione del patrimonio immobiliare esistente, garantendo il recupero di numerosi immobili da adibire a edilizia residenziale pubblica e sociale.
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