
«Ciao Vecio». Si erano salutati ieri sera, con un sorriso, dopo una faticosa trasferta a Livorno. E oggi i compagni di squadra del Civitavecchia Rugby piangono Amar Kudin, il giovane poliziotto morto a 32 anni nel drammatico incidente che ha coinvolto due volanti in via di Torrevecchia. Un ragazzo che nella vita è riuscito a conciliare la passione per il rugby e il servizio nel corpo. Dopo essersi salutato con i compagni di squadra Amar aveva infatti iniziato il suo turno in polizia.
«Noi scherzavamo sempre sul fatto che a 32 anni riuscisse a giocare e lavorare - racconta a la Capitale Jason Alegiani, compagno di squadra di Amar Kudin -. Ne parlavamo proprio ieri sera, a proposito del fatto che dopo la partita lui avrebbe dovuto attaccare. Faceva la notte. Il pensiero di averlo visto poco ore fa, mi sembra un sogno, non riesco a realizzare» conclude con dolore.
La notizia è arrivata a Jason Alegiani la mattina presto, intorno alle 7.30. Lo ha chiamato un suo amico: «Casualità anche lui ex rugbista, che ora fa il poliziotto».
«Io non riesco proprio a smettere, è una cosa che mi piace così tanto!», ripeteva spesso Amar, ruolo di "tallonatore", ai suoi compagni, incalzato dalle domande sulla fatica e sugli sforzi necessari per riuscire a dividersi con serietà tra gli allenamenti e il Corpo.
Amar era arrivato al Civitavecchia Rugby a settembre, ed in poco tempo era riuscito a fare gruppo. «In pochi mesi, grazie ad Amar, siamo diventati una famiglia. Nonostante fossimo totali sconosciuti» racconta Jason.
Adesso sono tantissimi i saluti commossi per il rugbista originario di Treviso: «Un giocatore di grande esperienza, stimatissimo da tutti, era diventato una pedina fondamentale del "roster" biancorosso. Ci stringiamo intorno a lui e alla sua famiglia», scrive il Civitavecchia Rugby, club dove Amar giocava da settembre.
«L'ultima frase che ci ha detto dopo la partita a Livorno», dove i ragazzi hanno perso subendo 40 punti, è stata «se sbagliamo, la responsabilità è mia al 50 per cento. Voi tenetevi il resto».
Amar veniva da una categoria superiore, giocava a livelli alti, e aveva un forte senso di responsabilità nei confronti della squadra che ora gli dedica tutto il proprio amore: «Sei sempre stato un esempio, fiero e grato di averti conosciuto».
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